Un Consiglio Comunale con gli attributi nel cassetto

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Solo alla distanza di un giorno si può apprezzare il grande disegno politico del Sindaco de Luca. Il video è nella sua pagina FB e basta rivedere come si era preparato in anticipo i suoi dossier sulle partecipate e ritornare all’inizio del Consiglio e alla sua pregiudiziale sul conflitto d’interesse. Colpo di teatro da gran maestro. Sapeva benissimo che non vi era nessun conflitto, come sapeva benissimo che una consigliera dei 5S era un’operatrice sociale in una cooperativa delle partecipate e il Consigliere Felice Calabrò aveva una parente che lavorava in una della partecipate. Intervento del Segretario Generale, verifica della leggi di riferimento, nessun conflitto d’interesse. 

Ma intanto la prima bomba era stata lanciata, il primo atto d’imperio contro quei consiglieri che avevano osato mettere in discussione il suo percorso di moralizzazione della città, il suo Salva Messina. In altri contesti che non fossero politici si sarebbe chiamato un tentativo di condizionare e coartare il libero convincimento. Con un tavolo pieno di carte e fascicoli di cui tutti i consiglieri disconoscevano il contenuto è stato come dire: state attenti non sapete quello che ho in serbo per voi.

E’ il Salva Messina la soluzione? Non credo.

In questa città, da almeno 15 anni, ogni primo cittadino che si è insediato come suo primo atto ha posto un diktat alla Città: o ti mangi questa minestra o di mando in dissesto. Ricordo il primo, il Commissario Croce, ex procuratore della Repubblica, che dopo aver verificato una massa debitoria di 500 milioni di euro gridò al dissesto, anche Accorinti, in un primo momento per il dissesto preferì poi l’alternativa del piano di riequilibrio. Senza rifare la storia, ieri la città è stata messa davanti allo stesso diktat e diciamolo chiaramente. Il Salva Messina è, in realtà, un piano di riequilibrio mascherato e ventennale.

Tutti si sono affrettati a dichiarare, per giustificare il proprio voto positivo, che si trattava di un semplice atto d’indirizzo. Una cornice in cui poi far convergere ben 500 deliberazione, come ha preannunciato il Sindaco, per riuscire a tagliare 10 milioni di servizi al cittadino e alla città e nello stesso tempo recuperare altri 10 milioni di nuove entrate. Poi, in un semplice atto d’indirizzo si è pretesa la firma preventiva delle organizzazioni Sindacali. E guai a chi non ha firmato. Ieri in Consiglio sono stati vilipesi, insultati di essere conniventi con un sistema marcio, come fossero dei nefandi omuncoli che si sedevano al tavolo delle trattative solo per loro interessi personali. E mentre il tutto si svolgeva sotto la spada di Damocle delle già più volte minacciate dimissioni da una parte e i dossier della partecipate con 20 anni di malefatte dall’altra parte, a tutti sfuggiva un particolare. 10 milioni di tagli ai servizi comunali con l’internalizzazione degli stessi vuol dire solo perdita di posti di lavoro per la città. Cosa pensate che diranno ai loro dipendenti le ditte a cui non saranno date più gli appalti per, ad esempio, montare la “Vara”, tagliare l’erba e gli alberi, dare servizi e quant’altro ? Statevene a casa. Ecco quello che gli diranno. Non vi è nessuna clausola di salvaguardia dei posti di lavoro che tenga, nessuna clausola “evidenziata in giallo” a tutela di quei lavoratori e di tutti gli altri che ieri in consiglio hanno ascoltato il loro verdetto. Se non vi sono appalti e servizi da dare all’esterno non vi sono lavoratori da mantenere nelle ditte e nelle società della città Punto.

Eppure, l’aveva detto chiaramente che si sarebbe trattato di lacrime e sangue. I Consiglieri Comunali avrebbero dovuto essere più cauti, più preparati. In questa cornice in cui ha costretto il Consiglio Comunale è riuscito a crearsi per almeno 500 delibere una maggioranza di fatto pur non avendo avuto nelle sue fila nessun consigliere eletto. Messo di fronte al marciume di 20 anni, il consiglio comunale non si è posto il minino dubbio di come sarebbe stato applicato il piano di riequilibrio del Salva Messina.

Ed è questa la differenza tra il piano di riequilibrio di Accorinti e quello di De Luca.


Non si tratta di accettare il malaffare o la connivenza e il marciume dei 20anni, perché davanti a questo saremo i primi a portare il suo stendardo e non si tratta neanche di non vedere con favore la riorganizzazione della macchina organizzativa del Comune se necessaria per scardinare quel malaffare di cui ieri abbiamo sentito in consiglio- Si tratta di saper stare in equilibrio su una corda tra entrate ed uscite senza deprimere ulteriormente la città. Si tratta di considerare il Comune come un Ente che per legge eroga servizi ai suoi cittadini residenti e non come una Società di capitali che deve raggiungere il pareggio nei bilanci.
@PG

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