Quando Giuliano Pisapia voleva difendere Mauro

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Un filo nel ricordo di Mauro Rostagno che lega Trapani a Milano, che oggi unisce, il ricordo di Mauro Rostagno, lo stesso processo che è in corso per il suo omicidio, dinanzi la Corte di Assise di Trapani – dove imputati sono i conclamati boss mafiosi Vincenzo Virga e Vito Mazzara – a Milano, alla Milano del neo sindaco, Giuliano Pisapia. E cosa c’entra Pisapia con Trapani e con Rostagno? C’entra per una cosa importante, che è quella che di tanto in tanto fa capolino anche nel processo in corso e che serve a dire a qualcuno, come «cicero pro domo sua», che la mafia col delitto non c’entra e bisogna cercare tra le vicende di Lotta Continua che in quel 1988, anno del delitto Rostagno, esplosero a proposito del delitto del commissario di Polizia Luigi Calabresi. Per quel delitto Mauro Rostagno ricevette un avviso di garanzia (comunicazione giudiziaria detta all’epoca), era stato fondatore del movimento, faceva parte dell’esecutivo, era vicino ad Adriano Sofri il leader che oggi sconta la condanna per il delitto Calabresi. Più di una volta si è adombrato, senza mai trovare riscontro, che il delitto Rostagno era da inquadrare in quello scenario, come se Rostagno avesse segreti che voleva esternare, contro gli ex compagni di Lotta Continua. Non è stato sufficiente fin qui, nemmeno dinanzi all’evidenza dei fatti, che Cosa nostra lo aveva come suo preciso nemico, che con il delitto Calabresi Rostagno non aveva nulla a che spartire e che dagli schermi della tv dove lavorava, Rtc, e da dove ogni giorno attaccava i mammasantissima mafiosi e i complici più o meno occulti dei boss, che né lui nè Lotta Continua c’entravano col delitto come tutti gli altri accusati. Parlava a proposito dell’inagine sul delitto Calabresi di entità oscure che avevano voluto coinvolgere lui e ciò che restava di Lotta Continua. Poco prima di essere ucciso Rostagno aveva chiesto di essere sentito dal giudice istruttore Lombardi di Milano e come avvocato aveva scelto Sandro Canestrini di Trento. Poi ci fu un altro giovane avvocato che si fece avanti, che parlò dapprima con Marco Boato e poi  chiamò lo stesso Rostagno e gli chiese di poterlo difendere, proprio Giuliano Pisapia, appena quarantenne all’epoca, l’attuale sindaco di Milano. Nessun altro avvocato, solo loro due. Non fecero in tempo a difenderlo, Rostagno fu ucciso, ma dalla mafia, prima di giungere a Milano in quel quadrivio di Lenzi nelle campagne di Valderice.

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