Quando il pizzo fa parte del gioco

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15055769 1082433688536159 6413563928842084319 nPoteva essere sicuramente una bellissima idea, promuovere la cultura siciliana attraverso la propria cucina.

Millenni di contaminazione culturale e culinaria, la dove la cucina araba diventa barocca, pietanze di antico sapore medioevale “dominate” dalle sapienti mani di moderni chef multistellati, cibi da strada che ripercorrono cammini contadini e proletari.

La Sicilia a tavola: una allegoria di colori e profumi, sapori forti come un popolo he ha sempre lottato. Tutto questo trasformato in un gioco da tavolo da tre argute ragazze palermitane.

Una bellissima idea presentata pochi giorni fa a Palermo e che ha già fatto il giro del web, testimonial l’autore- regista PIF, il successo sembra scontato e con esso la divulgazione della cultura siciliana. “cultura” siciliana, già; andiamo a dare uno sguardo più attento al gioco: i nostri piatti sono ben enunciati e con essi la cultura fatta di contaminazioni da diverse dominazioni, stiamo per dire “mi piace” ma una lettura più attenta alle istruzioni ci porta a conoscenza dell’esistenza di due carte “imprevisto”: il PIZZO.

Il pizzo in un gioco che promuove la cultura? Si proprio quello. Probabilmente per le tre ideatrici del gioco, mettere il pizzo a tavola è parte integrante della nostra cultura, un banale imprevisto, risolvibile secondo le antiche regole non scritte.

Grande tristezza vedere irrimediabilmente rovinata una così bella idea da una substrato culturale radicato persino nelle giovani menti. Non cito il nome del brutto gioco per non pubblicizzarlo, ma spero tanto che le autrici se ne vergognino

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