QUANDO L’ADOLESCENZA DIVENTA ISOLAMENTO E PERDITA DI SE’

Impariamo a conoscere i nostri figli

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Viviamo in una realtà in cui la tecnologia sta trasformando rapidamente lo stile della comunicazione umana. Se ciò da un lato ci permette di stare al passo con il progresso, di comunicare in tempo reale con una moltitudine di persone, di condividere lo spostamento più recente, pensieri aforismi dall’altra parte emerge il lato oscuro di ciò che lo stesso Harvey B. Mackay  pronunciò a proposito del progresso esponenziale ‘ la tecnologia dovrebbe migliorare la vita non diventare la tua vita.’

Infatti, internet  e i nuovi strumenti per la comunicazione hanno apportato profondi cambiamenti alle dinamiche relazionali tra gli adolescenti, rivoluzionando linguaggi, abitudini e stili di vita e addirittura sostituendosi alla stessa.  Nell’era  durante la quale cresce la paura di essere tagliati fuori ( F.O.M.O. Fear Of Missing Out” ) dalle varie forme di divertimento, e quindi il bisogno di essere sempre connessi e costantemente attenti a curare la propria immagine online ( NARCISISMO DIGITALE che si esprime attraverso una serie di azioni digitali ormai molto diffuse egosurfing, selfie, hashtag), c’è una gran parte della popolazione adolescenziale che taglia fuori sé stessa dal mondo naturale per ascriversi solo ed esclusivamente al cyberspazio (N.E.E.T., Hikikomori o autoreclusi).

CHI SONO GLI HIKIKOMORI

Hikikomori è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, da almeno 6 mesi,  cercando livelli estremi di isolamento e sconfinamento tra le mura domestiche.

Lo stile di vita degli Hikikomori è caratterizzato da letargia, incomunicabilità e isolamento totale, un ritmo circadiano sonno-veglia completamente invertito, con le ore notturne spesso dedicate a componenti tipiche della cultura popolare giapponese, come la passione per il mondo manga e, soprattutto, la sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via Internet (dalle chat fino ai videogiochi online).

Tra le cause possiamo annoverare le seguenti:

  • caratteriali: gli hikikomori sono ragazzi spesso intelligenti, ma anche particolarmente introversi e sensibili . Questo temperamento contribuisce alla loro difficoltà nell’instaurare relazioni soddisfacenti e durature, così come nell’affrontare con efficacia le inevitabili difficoltà e delusioni che la vita riserva.
  • familiari: l’ assenza emotiva del padre e l’eccessivo attaccamento con la madre, stile genitoriale iper/protettivo, le pressioni per il raggiungimento di più elevati livelli di istruzione sono indicate come possibili cause, in virtù delle quali i genitori faticano a relazionarsi con il figlio che  rifiuta qualsiasi tipo di aiuto.
  • scolastiche: come il bullismo, sollecitazioni competitive, fallimento negli esami, rifiuto della scuola;

        L’ambiente scolastico viene vissuto in modo particolarmente negativo. Molte volte dietro l’isolamento si nasconde una storia di bullismo

  • sociali: debolezza nella capacità di stringere relazioni, insicurezza, perdita dell’impiego, vergogna, scarsità di motivazioni; gli hikikomori hanno una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le pressioni di realizzazione sociale dalle quali cercano in tutti i modi di fuggire.

In Italia, la maggior parte degli hikikomori ha un’età compresa tra i 14 e i 25 anni 30 anni, di estrazione sociale medio-alta, nel 90% dei casi di sesso maschile per lo più figlio unico di genitori entrambi laureati (S. Moretti, 2010) e si stimano attualmente 100 mila casi ,secondo l’Associazione italiana di informazione e supporto sul tema dell’isolamento sociale volontario,numero destinato a crescere in modo repentino.

Associazioni come Hikikomori Italia, fondatore Marco Crepaldi, e numerosi gruppi di incontro in tutta Italia, ormai da anni stanno facendo il possibile per sensibilizzare l’opinione pubblica intorno a tale disagio.

Il digitale non è più solo “una tra le tante” dimensioni del reale, ma “un modo di stare al mondo” e come afferma lo stesso Cantelmi (2013): “la rivoluzione digitale in atto ha aperto nuovi scenari interiori e nuovi modi di abitare il mondo che non vanno difesi o temuti, quanto attentamente valutati”. Per tanto oggi risulta fondamentale riconoscere i segnali premonitori e agire tempestivamente  attraverso una collaborazione attiva tra famiglie scuole e le opportune figure professionali di riferimento affinché il cyberspazio rimanga una finestra sul mondo senza dimenticare il proprio.

Dott.ssa Giulintano Annunziata

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