Quando l’arte é tutt’altro che fine a se stessa

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L’elaboratore di progetto, Enzo Isgrò: la vera amministrazione siamo noi

“La bellezza e la vergogna, ieri ed oggi”. Messina che si confronta con se stessa. Con ciò che era, che è stata, che è e che potrebbe ancora essere. Un faccia a faccia, una sfida a chi per primo abbassa gli occhi, perchè non riesce a sostenere lo sguardo dell’altro. Lo sguardo deluso e severo della Messina di ieri che guarda con aria disgustata e quasi rassegnata la Messina di oggi. Questo é il messaggio essenziale che si coglie quando si entra, in questi giorni, nella galleria Gradiva-arte, sotto i portici di Piazza del Popolo. Perché lì dentro si stagliano, uno di fronte all’altro, i “murales” realizzati dal giovane architetto Enzo Isgrò e dal fotografo Mauro Kuma: la bellezza della Messina di ieri face to face con la vergogna della Messina d’oggi, mentre le performance di denuncia degli artisti, sono disseminate per l’intera piazza.

E si spera non facciano la fine delle opere d’arte che in occasione del Natale 2010 erano state distribuite nelle principali piazze della città. Infatti, se dubbia poteva essere la loro bellezza, il loro valore artistico o il loro significato, sicuramente indubbio e ingiusticabile è stato il loro sfregio. Fanciulli che giocavano ad altalena con un paio d’ali, mutilati dei loro arti; tavoli specchiati che dovevano fungere da linea di contatto fra dimensione terrena e dimensione divina, divenuti meta ambita per i bisogni dei cani del quartiere.  Insomma, se nel rivalutare le piazze con opere scultoree la denuncia del degrado cittadino non era stata ancora palesata, il messinese non ha lasciato che i suoi concittadini se ne dimenticassero, facendo sì che ancora una volta ogni speranza di riduzione del vandalismo e della non curanza venisse abbandonata.

Ma, poichè chi smette di sperare inizia un pò a morire, a poco più di un anno di distanza c’è ancora chi denuncia, chi spera, ma soprattutto propone e ha voglia di fare. Sono i giovani artisti Claudia Andrè, Adriano Bertazzoni, Dario Bitto, Rosamaria Crupi, Giada Fiorentino, Cristian Genitore, Roberta Guarnera, Clelia Scimone e Kuma Mauro, insieme con la Galleria d’arte Gradiva e l’Associazione Piazza del Popolo, “ispirati” dalle elaborazioni dell’architetto Isgrò. Per dimostrare, con la loro arte, che sono vivi, che la loro speranza è ancora viva, e che questa città da sempre terremotata può risorgere dalle macerie sotto le quali si è nascosta fino a sentircisi a casa.

La scelta di attribuire la sede della performance artistica a Piazza Francesco Lo Sardo, nota ai più come Piazza del Popolo, non è dunque casuale. Nè, tantomeno, è dovuta soltanto ai locali della galleria d’arte che qui si trovano o al suo legame con l’Associazione Piazza del Popolo. Non solo. Piazza del Popolo funge, piuttosto, da cerniera fra la Messina pre e post terremoto.

“Piazza del Popolo, infatti – spiega l’architetto Isgrò – è l’unica piazza a pianta circolare della città insieme a Piazza Antonello e, con essa, sono le uniche che, nella ricostruzione dopo il terremoto, si sono sposate con il nuovo assetto urbanistico rimanendo per lo più invariate”.

Ma il degrado e la vergogna di cui si fa denuncia non sono certo dovuti al terremoto, anche se da molti è ancora adoperato come capo espiatorio, dopo oltre 100 anni. “Il degrado è piuttosto dovuto – prosegue l’architetto – all’abbandono”. Possibile causa dell’abbandono e della non curanza, ipotizza Isgrò, è la mancata conoscenza da parte dei cittadini del valore storico degli spazi che abitano (in questo caso Piazza del Popolo). “Probabilmente, se si conoscesse il valore storico-artistico di un luogo, si  rifletterebbe di più prima di vandalizzarlo”.

Il pannello didattico sulla Piazza, che riempie una delle due pareti più lunghe della Galleria, non ha dunque origine solo per schiaffarlo in faccia a  quelle foto che, esposte sulla parete opposta,  immortalano il degrado in cui verte la piazza oggi. Nasce, piuttosto, dall’esigenza di colmare il vuoto di conoscenza dei cittadini messinesi e di ottemperanza dell’amministrazione locale, visto che la piazza è stata privata a suo tempo di un proprio pannello didattico, di cui la soprintendenza ha, invece, dotato ciascun bene culturale della città. Daltronde, ultimo progettista  di questa piazza non è stato che un tale Ernesto Basile, noto per aver dato a questa e ai porticati che ne delimitano il perimentro un prospetto liberty, essendone uno dei massimi esponenti in Italia.

Ma la denuncia di questi giovani artisti, ci tiene a precisarlo l’architetto Isgrò, non è rivolta all’amministrazione comunale, poichè “in fondo la vera amministrazione siamo noi, comuni cittadini”.  Ed è a noi che spetta il compito di restituire alla piazza la sua vera vocazione: Piazza del Popolo come punto d’incotro, di ritrovo, di scambio, culturale e, perchè no, artistico. Ma anche semplice cortile di gioco per i bambini o luogo di mercato per la promozione dell’artigianato locale e dell’orto frutta a chilometri zero. Purchè possa ritornare ad essere, non luogo di abbandono e di degrado, ma spazio vitale comune, “in una città che sembra fatta più a misura d’auto che a misura d’uomo”.

Ed ancora, all’interno della Galleria, di fronte alla storia e alle immagini di Piazza del Popolo nella Messina di ieri, la documentazione fotografica del vergognoso stato attuale della piazza. Nessuna didascalia o testo a margine. Non è necessario, poichè ” quelle, sono immagini che parlano da sole”.

Ma anche lì, nel bel mezzo di quel degrado catturato dagli scatti di Mauro Kuma, è possibile scorgere la speranza di cui si parlava. O almeno è ciò che questi giovani artisti vogliono, devono e riescono a vedere. Ed il simbolo di quella speranza è lì, fra i copertoni gettati nelle aiuole e i sacchi dell’immondizia. Una valigia abbandonata. I loro occhi, la vedono un pò come una valigia dei sogni. I loro progetti, le loro speranze, è come se fossero tutti lì dentro. Dentro quella ideale valigia dei sogni.

… E  allora chissà se la cittadinanza, trovandosi a passare di là, possa finalmente aprirla e fare una magia, trasformandoli in realtà.

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