Quattro amici al bar dei ricordi

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“ Se mi lasci il tuo indirizzo, a Natale ti mando una mia incisione”

Ci accoglie cosi Enzo “Togo “ Migneco, pittore e incisore di fama, nel suo “ufficio” estivo, un tavolino del bar De Luca nella piazza principale di Briga Marina.

Le dita dell’artista scrivono veloci sui bordi delle pagine di un quotidiano aperto sul tavolo mentre aspettiamo caffè e granite. “ Ecco la mia agenda “ sorride Togo, mentre parla e tira fuori ricordi ed episodi di una vita . Briga Marina, undici chilometri a sud di Messina, è stretta fra i peloritani e il mar Jonio, su una lingua di sabbia ricca di giardini di arance e limoni, percorsa dai torrenti che scendono ripidi da montagne troppo vicina al mare . E’ il paesaggio che quasi dieci anni fa è stato sconvolto dall’alluvione di Giampilieri, ma oggi la memoria risale ancora più indietro.

Negli anni settanta, infatti, Briga, Giampilieri, Galati marina furono teatro di un’intensa vita sociale e culturale. “ Mostre, cinema, locali frequentatissimi, lidi sulle nostre spiagge”, ricorda Togo. Una movida prima che fosse inventato il termine stesso, in anni in cui la riviera nord non faceva parlare di sé, mentre sotto il Pilone- il traliccio dell’ENEL di Torre Faro- allora pienamente operativo, c’erano solo un cantiere navale e la sede del tiro a volo.

Avere diciotto anni nel settantasette, a Galati o a Briga, invece, poteva offrire l’occasione di prendere un caffè con Marco Dentici, scenografo di mille produzioni di Cinecittà, o fare una puntata a Taormina in compagnia di Nino Frassica, che allora si faceva le ossa intrattenendo i bambini alle feste dell’Unità, con i suoi surreali giochi di parole. A

proposito di Feste dell’Unità, “ quella di Briga” ricorda Pino Rizzo “ era la più importante dell’intero territorio del comune di Messina.” Pino è la memoria storica vivente del comunismo della costa ionica messinese. Le sue mani sfogliano decine di foto in un bel bianco e nero; immagini che documentano lotte, problemi e grandi ricordi. Lo sport popolare per strada e in piazza, i giochi, i concerti, ma anche le vecchie fogne che scaricavano a mare . “ Un problema oggi risolto anche grazie al nostro impegno “, sorride il ferroviere in pensione, mentre Togo ricorda le presenze importanti: i dirigenti politici leggendari passati di là, gli artisti come Patrick Djivas, della PFM o un giovane Angelo Branduardi, che montava la tenda sul mare dello stretto, “accanto al mio camper “.

O l’anno in cui mettendo all’ asta delle incisioni fu comprata la sede della sezione comunista, “ per regalare alla gente un posto dove ritrovarsi e non essere soli davanti ai problemi della quotidianità”. Ma cosa è rimasto di quel mondo ? Forse un’antologia di aneddoti. Un tavolo e quattro sedie su cui ogni estate quattro amici ricreano la fiaba della memoria, mentre i ragazzi, un po’annoiati, fanno si con la testa pensando all’apericena di domani.

O forse no. C’è il circolo Umberto Fiore, di cui va fiero Mario Migneco, il fratello di Togo, rimasto a Messina a insegnare italiano e a fare politica e cultura con l’Arci e il PCI. Al circolo Fiore si respira ancora l’aria di quegli anni vivi. Ci sono la musica e il cinema , ma soprattutto lo sport. La vela e il diving, una volta appannaggio di chi aveva soldi da spendere, qui a Briga sono a disposizione di tutti.

Il ventunesimo secolo è arrivato ma i compagni di Briga sono ancora qui , “ con un piede nel passato /e lo sguardo dritto e aperto sul futuro “.

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