Riforma della scuola, la storia di un insegnante che emigra

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La Riforma della scuola, tanto voluta da Renzi, ha imposto a molte persone di cambiare vita, città, abitudini, prospettive, emigrando in luoghi differenti da quelli propri e spesso lasciando gli affetti. Alcuni insegnanti hanno avuto dei benefici dalla cosiddetta “Buona scuola”, moltissimi altri invece sono stati svantaggiati, nonostante i lunghi anni di precariato. Le proteste non sono mancate, incluso il tentativo di respingere con forza la riforma, ma alla resa dei conti tutti sono stati “costretti” ad accettare.

È accaduto anche a Vittoria Simone, insegnante della scuola primaria. La sua vita ha subito dei cambiamenti e ha dovuto lasciare Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina, per trasferirsi a San Giuliano Milanese e lavorare a Peschiera Borromeo. Un viaggio dalla Sicilia alla Lombardia che ha innanzitutto significato cambiare completamente luogo, abitudini, ritmi, lasciando non solo i propri cari nella città natia, ma anche la possibilità di poter contribuire alla crescita e quindi all’economia della propria terra. Un trasferimento necessario per poter lavorare e accettare quel posto a tempo indeterminato che la “Buona scuola” ha riservato a lei che, come molti altri, ha vinto anni fa il concorso.

2015. Un anno in cui hai ottenuto l’incarico e svolto l’anno di prova. Cosa ha significato per la tua vita?
Sì, ho ottenuto l’incarico nel 2015 e contestualmente ho iniziato l’anno di prova. È stato un anno particolarmente impegnativo. Ho dovuto decidere in fretta se accettare il lavoro. E dopo averlo fatto, ho preso decisioni altrettanto importanti, come quella ad esempio di cambiare radicalmente la mia vita, di lasciare i miei cari e la mia rete amicale in Sicilia, di accettare in qualche modo una sfida. Arrivare qui al nord ha significato accettare le notevoli differenze innanzitutto, i ritmi di vita, ma anche i luoghi, la cultura, le prospettive. Non è stato un anno facile.

Non è stato un anno facile solo per motivi di adattamento?
Non solo. Prima di tutto ho dovuto dimostrare di valere. Ho affrontato non poche prove e per fortuna le ho superate. L’anno di prova in qualche modo ti mette sotto esame e devi preparare una quantità di lavoro non indifferente. Bisogna frequentare corsi, aggiornarsi, dimostrare alla fine che sei all’altezza di ricoprire il ruolo che si è chiamati a svolgere, anche se hai superato il concorso e già quello dovrebbe esserne una chiara dimostrazione. Questo cambiamento mi ha richiesto un particolare e intenso impegno, oltre che un sacrificio dai molti risvolti professionali, personali e quindi familiari.

L’adattamento alla nuova città, alla scuola, ai colleghi, alla didattica? Quali sono stati gli ostacoli e quali invece le facilitazioni.
Rimodulare le proprie abitudini non è semplice, ma alla resa dei conti è necessario. Credo che oltre ad aprirsi al nuovo territorio e al nuovo lavoro, è necessario anche avere un profondo spirito di adattamento. In ogni caso, se si resta se stessi e fedeli ai propri valori – anche dovendo scegliere – non ci si perde. Per me la Riforma Renzi è stata un’opportunità, ma è innegabile che invece per moltissimi altri non è stato così. Penso, ad esempio, al fatto che molti docenti – nonostante abbiano insegnato da precari per molti anni – sono stati esclusi a causa di questa riforma. Spesso molti sono stati scartati nonostante gli innumerevoli anni di precariato e superati da chi, pur non avendo la loro esperienza, aveva comunque titoli in più. La Riforma della Scuola è un argomento molto complesso, che certamente non si può sintetizzare in poche battute. Il rischio è di banalizzare. Meriterebbe un discorso a sé e soprattutto che tenga conto di quell’incredibile numero di persone che si sono ritrovate scartate da scelte che non sono effettivamente nate per rispondere alle esigenze di tutti.

E cambiare città cosa ha comportato? Provieni da Mazzarrà Sant’Andrea che, come è noto, è un piccolo comune rispetto a una provincia milanese.
Sono arrivata in una realtà differente, più grande, ma non necessariamente in senso qualitativo. Spostarsi in una città come quella in cui vivo e in quella in cui lavoro ha i suoi pro e i suoi contro, come è immaginabile. A Mazzarrà, ad esempio, ci si conosce tutti e le relazioni non dipendono sempre da una reale scelta. Talvolta conosci anche chi non hai scelto di conoscere in modo diretto e autonomo. A Milano, invece, c’è un numero così importante di abitanti che è quasi scontato affermare che si entra in relazione solo con chi si vuole, quindi si sceglie. Di contro, però, a Mazzarrà Sant’Andrea, o comunque nei Comuni anagraficamente e geograficamente più piccoli, coltivare i rapporti è più facile, tanto da risultare spesso più intensi. A Milano la qualità c’è anche, ma il tempo per coltivarla è più ridotto. In una città a forma di Metropoli, differente quindi da un paese di provincia, il ritmo è più frenetico e il tempo a disposizione è notevolmente ristretto. Anche in questo caso, però, generalizzare non è mai opportuno. In fondo, per nessuno è facile cambiare vita a 37 anni, ovunque si vada. Sacrificio e lontananza da casa hanno segnato il mio ultimo anno, ma non avevo altra scelta.

In sintesi, quindi, nonostante le difficoltà, ritieni positiva l’esperienza di questo trasferimento?
Imposta, innanzitutto. Il legame alla mia terra è indubbio e forte resterà. Ma per poter fare il lavoro per cui mi sono formata e per cui ho vinto il concorso, ho deciso anche di affrontare il sacrificio della lontananza e di provare ad abituarmi in un nuovo spazio. I legami con la mia famiglia e con i miei amici, in ogni caso, sono e resteranno sempre uguali da un punto di vista emotivo e affettivo. Non ho rotto e non romperò con la mia precedente vita. Nulla è facile quando richiede un repentino e così radicale cambiamento. Certamente, sarebbe stato più facile per me e per la mia famiglia se io avessi svolto la professione di insegnante sul mio territorio… per motivi personali, ma anche per contribuire alla crescita del territorio dove sono nata e cresciuta. Ma chi ha deciso al posto mio ha preferito che fosse così e io non ho avuto altre alternative se non quella di adattarmi e fare di necessità virtù.

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