Salina, la danza di Roberta Macri’

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“Lo faccio da ben tre anni, va bene così”, ci dichiara. Roberta ama ballare.

Roberta fin da piccola ha studiato danza, ore e ore giornaliere di sacrifici, sudore e impegno per questa sua passione. Poi nel 2011 l’incidente. Roberta oggi si muove in carrozzina e contrariamente a quanto si possa pensare continua a danzare. Da tre anni porta il suo spettacolo a Salina durante la “Notte della Cultura” e da tre anni il suo viaggio in nave, sia di andata che di ritorno, la vede sola nel garage, insieme al puzzo di carburante e a tutte le altre macchine parcheggiate, mentre la “vita” si svolge altrove, al piano superiore, dove tutti i passeggeri normodotati aspettano di passare, tra sorrisi e discussioni, le lunghe 4 ore necessarie per collegare Salina a Milazzo. Solo due parenti le sono rimasti vicini ed è stato necessario invitare il personale marittimo della nave a portare due sedie in garage, tra le macchine parcheggiate, per non far fare 4 ore di viaggio in piedi a questi due congiunti normodotati che non se la sentivano di lasciarla da sola. 

Quest’anno, però, con Roberta vi era anche la compagnia teatrale di Lipari, anch’essa presente alla Notte della Cultura di Salina. E i ragazzi, splendidi nella loro disponibilità, si erano anche proposti di portare Roberta in braccio, ma lei ha preferito di no perché movimenti non “comandati” a dovere avrebbero potuto intaccare le “piastre” che ha nella colonna vertebrale.

Possiamo immaginare che forse è stato il momento più delicato di tutto il viaggio e che da sempre chi è disabile è costretto a subire se decide di raggiungere in nave le Isole Eolie. Il momento in cui gli amici, i compagni o i conoscenti non vorrebbero lasciarti sola nel garage, mentre la tua “indipendenza” da disabile non ammette l’idea che altri possano essere limitati o semplicemente franati a causa tua. Non vi è soluzione che tenga, davanti a navi che ancora non hanno provveduto all’abbattimento delle barriere architettoniche; e a bordo non rimane che essere come Roberta. Rassegnati, consapevoli e con una filosofia di vita che ti permette di superare tutte le difficoltà.

Abbiamo Intervistato Roberta Macrì a Salina, dopo lo spettacolo che ha emozionato la piazza e l’attesa della nave che la doveva riportare a Milazzo.

E’ lei stessa a raccontarci e a raccontarsi, la passione per la danza, un sogno, crederci e gli eventi: imprevedibili. Un incidente, non poter muovere più le gambe, la corsa verso l’ospedale, le sirene. Roberta danza da quando aveva quattro anni. Era il 14 agosto del 2011, di ritorno da una delle tante serate in discoteca in compagnia degli amici. Una macchina si avvicina ad alta velocità, il tamponamento e lo sbalzo fuori dalla vettura. “Ho fatto un volo di dieci metri”. Roberta quando apre gli occhi dopo l’intervento, immobile in un letto di ospedale al policlinico di Messina, capisce subito, non ha bisogno di parole. Il trauma al midollo spinale l’ha paralizzata per sempre. Eppure dopo otto giorni di ricovero il trasferimento nel centro spinale di Montecatone a Imola per Roberta è stata una visione nuova sul mondo.

“I sei mesi al centro che dovevano servirmi per la riabilitazione mi hanno profondamente cambiata. Sono stata a contatto con la sofferenza e mille storie diverse. Mi sono guardata intorno e ho visto persone che stavano molto peggio di me. È brutto da dire, lo so. Ma io in quel momento mi sono sentita fortunata. Ero viva. Forse tutti ogni tanto dovremmo spingerci fin verso la sofferenza altrui per apprezzare la nostra condizione”,

La disabilità e l’accettazione

“Dopo tre mesi a letto immobile, appena mi sono seduta sulla carrozzina mi sono sentita nuovamente autonoma. Capace di ricominciare. Ogni giorno era una nuova scoperta, imparavo un nuovo modo di vivere. Imparavo come riuscire a vestirmi o lavarmi. Fondamentale è stata la presenza di mio padre che mi continuava a dire: Ce l’abbiamo sempre fatta insieme e ce la faremo anche questa volta”.

Eppure continuare a ballare…

“Quando sono tornata a casa ero una donna nuova, ma con gli stessi desideri e le stesse passioni. Dopo un periodo di assestamento ho ricominciato a sentire l’esigenza di ballare. Mi sono documentata su internet ed era possibile, così ho deciso di cimentarmi in questa forma di danza. Ne ho parlato con un amico che fa l’insegnante di ballo e abbiamo realizzato la nostra prima coreografia in carrozzina, uno spettacolo che ho portato in giro per l’Italia insieme ai partner con cui mi sono esibita. E oggi eccomi qui”.

E, infatti, per il terzo anno consecutivo era a Salina in occasione della “Notte della Cultura”, in piazza con la sua scuola di danza a dare un messaggio forte: Comunque andare. Sempre e comunque andare. Gli occhi vivaci e una forza percepibile fino alle ultime file degli spettatori, tra applausi e i volti di chi si sorprende e impara che nella vita arriverà sempre chi ci insegnerà qualcosa. Chi avrà qualcosa da dirci. Una grande esibizione. Un’emozione si leva dal pubblico di quanti forse neanche se lo aspettano.

Era lì con la sua carrozzina ad emozionare ancora.

“Mai dirsi non ce la faccio. Dirlo è una barriera invalicabile che ci costruiamo da soli. Inseguite i sogni i vostri sogni, sempre”.

Dal 2011 nelle piazze e nelle scuole è una delle rappresentanti della manifestazione “Un giorno in carrozzina”, durante la quale chiunque ha la possibilità di fare un “giro” in carrozzina per comprendere non solo cosa significa vivere senza l’uso delle gambe ma soprattutto cosa significa muoversi in città tra mille difficoltà legate alla mancanza di abbattimento delle barriere architettoniche. Questa manifestazione è stata proposta in altri comuni e nelle scuole primarie e secondarie.

“Quello che ho chiesto agli studenti è stato di non dimenticare quanto avevano appreso in un paio di giorni, perché la nostra disabilità non dura uno o due giorni, ma tutta la vita. Sia in piazza che nelle scuole ci sono state persone restie a sedersi sulla carrozzina e altre che invece hanno affrontato il percorso con curiosità ed entusiasmo”.

E poi per Roberta arriva la beffa, quattro ore di navigazione all’aperto, da sola nel garage della nave, senza nessun ascensore che la possa portare altrove…al piano superiore.

“Lo faccio da ben tre anni, va bene così”

Le mille parole che in quella piazza, poco distante dal porto dove attracca la nave, hanno emozionato, fatto riflettere, in quel garage sembrano aumentare l’eco. Mentre tutti raggiungono il piano superiore e i motori dei camion e delle macchine si spengono, il silenzio cala e nessun spettatore applaude. Dov’è chi in quella piazza ha detto posso ricominciare, chi in quella piazza ha ammirato la forza e la determinazione? Un senso di ingiustizia rende un sapore amaro al palato, tra l’odore del carburante e la freddura del deposito.

Un desiderio?

“Vorrei un mondo senza barriere in cui tutti possano muoversi in autonomia e i normodotati diventino “integrazione e continuazione” dei diversamente abili”.

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