Se la pioggia non è una notizia

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L’informazione televisiva degli anni zero ha molte pecche, innegabili e giustamente messe in risalto nel corso degli anni da più parti. L’avvento dei social network ha fatto sì che molte di queste critiche potessero spandersi oltre i confini della propria camera, che la propria idea  venisse condivisa non solo dagli amici più stretti, ma anche da gente mai vista prima che con un like o un retweet può definirsi d’accordo con le critiche o gli elogi.

Non è certo un problema che nasce dalla rete, però, quello del mancato controllo delle fonti; Internet forse ha acuito il problema perché in proporzione più gente può parlare, più possibilità ci sono che qualcuno dica inesattezze che altri possono spacciare per realtà. Ecco, nelle ore post-alluvione alla vera tragedia si è affiancato quest’altro fatto. Bacheche che gridano allo scandalo, timeline pieni di “ci hanno lasciati soli”, “la Sicilia non interessa a nessuno” and so on.

Ora: non è del tutto scorretto, anzi. Se tutto questo attecchisce così facilmente, senza che nessuno si prenda la briga di controllare, be’, gli errori in passato sono evidentemente stati fatti, e più o meno tutti ne hanno memoria, con tutta probabilità. Gli insulti gratuiti spesi per Giampilieri e gli alluvionati del 2009, definiti con brutalità e superficialità abusivi, quasi si fossero meritati una tragedia così grave, hanno lasciato il segno in un popolo come quello siciliano, abituato negli ultimi anni a subire insulti anche da chi sedeva tra i banchi della maggioranza di governo.

Ma questa è un’altra storia: ora parliamo di martedì 22 e di mercoledì 23 Novembre. Giorni in cui -secondo molti- nessun telegiornale nazionale ha parlato dei morti siciliani, che non hanno ricevuto spazio, a loro dire, perché “La pioggia al sud non fa rumore”, come recita un link molto condiviso. È stupido parlare di popolo del web in quanto non è un’entità unica, ma un coro di voci spesso discordanti tra di loro; però in questo caso davvero in tanti si sono lasciati assuefare da quel pensiero, forse perché sfiancati dal non essere considerati, quasi come parziale risarcimento morale di due anni fa. Andando a controllare, però, i fatti non stanno proprio così.

Il primo TG ad andare in onda il 22 nel tardo pomeriggio è Studio Aperto, edizione delle 18,30: si parla della situazione nel messinese, quando ancora non era ben chiara la dimensione della tragedia (http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/262894/maltempo-killer-in-sicilia-e-calabria.html#tc-s1-c1-o1-p16). Servizio che poi, nell’edizione delle 12,25 del giorno dopo, sarà approfondito e aggiornato con le tristi notizie giunte in serata e in nottata (http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/263030/sud-flagellato-dal-maltempo.html#tc-s1-c1-o1-p9; http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/263032/messina-3-morti-nel-fango-la-tragedia-allimprovviso.html#tc-s1-c1-o1-p9).

Il tg più visto del 22 sera, il TG1, ne ha parlato in un servizio breve (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1a54746c-f1bc-4cdf-bfa6-dd88d9b8126e-tg1.html#p=2), che poi ha approfondito il giorno dopo. Anche il TG5 ha parlato del fatto il 22 sera (http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/262770/sicilia-e-sardegna-frane-e-alluvioni.html#tc-s1-c1-o1-p11) per poi approfondire il 23 mattina (http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/262958/ancora-morti-per-il-maltempo.html#tc-s1-c1-o1-p7), e così via. Dovere di cronaca, certo: non va imputato nessun merito particolare per averne parlato, e ci mancherebbe.

La colpa principale dei telegiornali non è stata “non averne parlato” e “aver preferito altri argomenti”. Il discorso è un altro: se la politica locale toccasse con mano la quotidianità, certi problemi non esisterebbero. È stato un ottimo gesto quello del sindaco Buzzanca di chiudere scuole e università, e il medesimo gesto probabilmente doveva essere messo in atto anche nei comuni limitrofi, ma il problema è alla base, ed è ben noto già da prima del 22 sera: non si può nel 2011 morire per pioggia, per quanto forte sia; non si può avere timore di uscire di casa perché un temporale autorigenerante si sta per scatenare sulla città e a Messina, si sa, non si può mica stare tranquilli neanche quando piove relativamente poco. E, in fondo, la pioggia in sé non è neanche una grande notizia: gli sviluppi della notte sono stati approfonditi meglio il giorno dopo, dopotutto. La pioggia in una città normale non dovrebbe neanche essere una notizia.

Le vere colpe imputabili all’informazione sono quelle già trattate troppo poco tempo fa (http://www.ilcarrettinodelleidee.com/notizie/quando-l-unico-a-non-essere-razzista-e-il-fango.html ), il mancato aiuto concreto a chi si trova tutto spazzato via, senza potere nulla, da un momento all’altro. Gente a cui, forse, importerebbe davvero poco che si parli di quello che gli è successo, se anziché della solidarietà (troppo spesso di facciata) arrivassero degli aiuti veri. La vera mobilitazione, probabilmente, dovrebbe essere per ottenere questi ultimi.

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