Sei milioni di euro abbandonati e derelitti

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Una sede centrale in via Sacro Cuore di Gesù (Messina), dal valore di oltre due milioni e settecento mila euro, 13 appartamenti tra la via Manzoni e quella Parisi, 7 fabbricati nella zona di Contesse e 12 terreni di cui 3 in Provincia per una rendita catastale complessiva di oltre 6 milioni e trecentomila euro. E’ questo quello che sulla carta risulta essere il patrimonio immobiliare della Fondazione Conservatori e Scandurra Riuniti di Messina. Terreni di varia grandezza, appartamenti e stabilimenti che costituiscono un patrimonio che potrebbe dare molto alla città e che invece, oltre a essere stato abbandonato, vandalizzato, fatiscente e in buona parte saccheggiato, fino a trasformarlo in un insieme di ruderi, è il frutto di una pessima e “criminale” gestione. Una volontà e un disegno di malaffare, secondo il Commissario della Fondazione, che ha poco a che fare non solo col concetto di bene comune ma anche con quello di bene pubblico. Sono queste le considerazioni che vengono fuori dalla lunga e interessante intervista che abbiamo realizzato con l’attuale commissario della fondazione, Francesco Mangano, nominato dalla Regione Siciliana nelle more della nomina del nuovo C.d.A.

“Tra i beni della fondazione, ci dice il Commissario, quelli più “delicati” sono il Fabbricato e le pertinenze di Via Stazione a Contesse, un sacrilegio per la città perché è rimasta soltanto la struttura portante, il dentro è stato abbandonato e vandalizzato e non si capiscono alcune dinamiche. Via Stazione è una situazione delicatissima con sfumature di grigio…ma io qualche idea me la sono fatta.”

“In questo caso continua il Commissario, l’avvocato vuole  € 12.000 solo per aver fatto l’assistenza a un contratto di locazione che vi posso garantire… uscirà fuori che è una fotocopia e nemmeno un copia incolla fatto bene… e sarà pure legittimo, ma voglio vederci chiaro… sarà pure commisurato al “valore” ma di fatto è una fotocopia. In questo caso vi era un primo contratto di locazione poi rifatto per “fotocopia”… e vuoi 12.000 euro… vi sono cose che non sono chiare e sto raccogliendo il tutto per le future indagini. Ed è proprio in questo caso che ho riscontrato le anomalie più strane, ci confessa il Commissario, i contratti sono relativi all’immobile di Contesse Villaggio Urrà… qualcosa d’importante uscirà fuori…Infatti, non si comprende come un privato sia disponibile a pagare un canone di € 78.000 annue per fare… “attività” ? Cioè affitti un immobile, lo paghi e poi non fai niente.. ? Stiamo parlando della cooperativa a r.l. Azione Sociale ” ( la stessa cooperativa che ha la gestione sanitaria di Casa Serena)”

“Io affitto immobile per 10 anni, continua il Commissario, pago con soldi e nel bene immobile non ci faccio niente ?  Non ci abito…? Non ci metto neanche un ombrello… ? Ma qual è lo scopo economico di tutto ciò? Prendo quel bene… con un finanziamento ? …Io su questa storia vado fino in fondo e qualche idea me la sono fatta. Ho cercato una mediazione, li ho chiamati e gli ho detto: dato che non fai niente lascia questo bene, vediamo quant’è l’arretrato, facciamo una transazione e liberiamoci. Questi invece stanno recitando c’è una strategia… come è stato fatto la prima volta.”

“Il contratto d’affitto risulta attivo, anche se per l’ultimo anno (2013) non hanno pagato e quindi tramite azione legale stanno pagando € 5000 al mese, vi era una clausola che prevedeva l’affitto diminuito per dei lavori che dovevano fare”

Effettivamente, risulta che con un primo contratto (2003 -2012) la cooperativa si era impegnata a versare 68.635 euro di canone annuale, decurtato di 5.147 euro al mese per il contestuale impegno di provvedere a fare dei lavori di riqualificazione del fabbricato in questione per altri 590.000,00 mila euro. Successivamente e dopo aver pagato regolarmente pur senza svolgere nessuna attività nell’immobile, nel 2010, a fronte di un contezioso tra le parti, il contratto è stato rinnovato, anche prima della scadenza naturale del primo contratto, sino al 2022 e continuando a pagare un canone, maggiorato sino a 78.670 euro annue, senza nessuna attività e sempre con l’impegno di fare lavori per 590.000,00 euro

E’ lo stesso commissario che ci conferma che a Gennaio di quest’anno ha mandato una Racc. A.R. alla cooperativa Azione Sociale s.r.l.

“Comunque ho richiesto tutta la documentazione inerente il rapporto contrattuale, la polizza fideiussoria; la documentazione inerente la voltura delle utenze ( acqua, luce, gas, tassa rifiuti, relazioni contabili); ricevuta delle spese di registrazione del contratto e delle successive annualità; dichiarazioni relative ai rapporti con le altre imprese; autorizzazioni e licenze per lo svolgimento dell’attività nell’immobile in questione nonché quelle necessarie per i lavori di adeguamento della struttura o delle manutenzioni straordinarie. Dichiarazione attestante che l’attività svolta e il rispetto della normativa inerente le attività sociali e sanitarie; documentazione inerente eventuali attività di custodia e guardiania del fabbricato, relazione sullo Stato dei luoghi e dell’immobile ed infine dichiarazione inerente la richiesta di eventuali contributi a carico della Regione o dello Stato”

Le accuse del Commissario non finiscono e continuando precisa: “ ma da 11 anni che paghi oltre 50.000 euro… l’immobile te lo potevi anche acquistare… è parte della stessa strategia, quella di confidare sul fatto che il commissario dopo tre mesi va via e viene nominato il nuovo C.d.A. Messina è stata soffocata da quattro famiglie che hanno monopolizzato tutto.…… puu minimu sa viano a ghaddari a facci…

E continuando l’ultima stoccata il commissario la riserva all’ex Presidente della Fondazione. “Lo Monte Vincenzo, faceva pressioni per avere costituito il nuovo Cda e per essere nominato di nuovo Presidente dello stesso, è andato da Accorinti per chiedere la nomina del nuovo designato del Comune e l’hanno fatto, alla Provincia e l’hanno fatto, alla Curia e l’hanno fatto, poi è andato alla Regione che aveva già letto la mia relazione e l’hanno mandato a quel paese… Uno che un mese fa è stato condannato a quattro anni e interdizione dai pubblici uffici”.

E’ chiaro che dopo queste rilevanti accuse non potevamo non sentire il Presidente della Cooperativa Azione Sociale a r.l. il Sig. Amendolia Giovanni, che da oltre 35, come lui stesso conferma, gestisce la cooperativa e le sorte di 240 impiegati, chi a tempo pieno e chi tempo parziale. Il Presidente Amendolia, imparentato con un’ex Assessore della Giunta Genovese qualche spiegazione tenta di fornirla ma le risposte non sempre riescono a spiegare il rilevante affitto annuale a…”vuoto e senza un’apparente scopo”.

“La Cooperativa Azione Sociale, ci dice Amendolia, oltre a svolgere attività nel campo dei servizi sociali e alla gestione di Casa Serena, gestisce comunità alloggio per minori, servizi ai portatori di handicap psichiatrici in collaborazione con i Comuni e una comunità in partenariato con l’Asp di Messina a Ponte Schiavo”.

“In merito alla questione dell’affitto, il primo affitto era per fare una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) solo che la Regione ha fatto due bandi e nel primo “caso” si potevano usare anche strutture da doversi strutturalmente adeguare. La vicenda non andò in porto e non siano stati ammessi alla gara e quindi oggi abbiamo difficoltà a mantenere l’affitto e allo stesso tempo a restituire l’immobile”. “Il nuovo contratto è nato per un contenzioso… perché avevano lasciato dentro una serie di materiali che provenivano dalla loro struttura di San Sebastiano…durante questo periodo la struttura venne vandalizzata e successivamente nell’ambito della transazione che ne scaturì si riscrisse contratto. Contratti che sono in qualche qual modo “fittizi” perché la loro scadenza è collegata alla clausola di ristrutturazione dell’immobile.”

“L’ultimo commissario, continua il Presidente Amendolia, si è sentito trascurato… ma io non sapevo che c’era un nuovo commissario e ho parlato con l’avvocato Crisafulli e ho chiesto: possiamo trovare la possibilità di chiuderla senza grandi oneri e lui mi ha detto che appena ricostituito il nuovo Cda, poiché i commissari vengono nominati tre mesi in tre mesi, avremmo trovato la soluzione. L’azione giudiziale avanzata nei nostri confronti è stata azionata dall’avvocato Francesco Giacobbe noi per quell’occasione fummo difesi dall’avvocato Dalmazio e usciamo con questo nuovo contratto dove si prevedeva la possibilità di avere dei nuovi partner (molto probabilmente questa clausola è compresa nella transazione perché nel contratto non se ne trova traccia).”

“Successivamente, quando ci trovammo ancora in difficoltà sul canone, venne nominato dal Presidente del C.d.A Vicenzo Lo Monte, l’Avvocato Crisafulli, con il quale abbiamo concordato un piano di rientro che prevede il pagamento di € 5.000 al mese. Per noi è uno spreco di risorse ma non riusciamo a liberarci e siamo in attesa della costituzione del nuovo CdA. Le RSA sono state concesse dalla Regione per ampliare il Don Orione di Messina e due in Provincia e oggi, rispetto agli standard Regionali il discorso sull’immobile in affitto è chiuso, potrebbe diventare una struttura privata ma dalle nostre parti neanche a parlarne… noi avevamo partecipato a un bando con un progetto di ristrutturazione dei lavori necessari per un 1 milione di euro”

Dalle dichiarazioni del Presidente Amendolia esce fuori un quadro che invece di spiegare complica le cose e alcune domande rimangono senza risposta. Perché si prevedono lavori sull’immobile affittato per 590.000,00 come da progetto e contratto e poi si partecipa ad un bando Regionale, dove per gli stessi lavori e le stesse esigenze ( la costituzione di una RSA ), si prevede un contributo da parte della Regione per un 1 milione di euro ? Perché pur essendo espressamente previsto nei due contratti una clausola di risoluzione degli stessi in caso di mancata esecuzione dei lavori, nessuno ha mai fatto valere tali clausole preferendo pagare a vuoto per oltre 11 anni ? Ma soprattutto perché sono stati pagati tutti questi soldi per oltre un decennio e ancor oggi si continua sotto forma di rientro dal debito, per un fabbricato fatiscente, abbandonato e vandalizzato ?

Ovviamente non è nostro compito dare risposte e considerando i dubbi che questa storia solleva non ci rimane che continuare ad ascoltare le dichiarazioni del Commissario Mangano sulle altre attività della Fondazione. Infatti, la Fondazioni Conservatori e Scandurra, nata dalla costola delle vetuste Opere Pie e trasformata nel tempo in IPAB (Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza), è oggi una Fondazione di partecipazione pubblica il cui C.d.A. è composto da membri designati dal Comune di Messina, dalla Provincia, dalla Curia e dalla Regione Siciliana che nomina il Presidente. E’ per questo che i commissari, di solito, stanno in carica solo di tre mesi in tre mesi. In altri termini, gli enti pubblici attraverso le loro “designazioni politiche” avrebbero dovuto gestire questo immenso patrimonio nell’interesse della città. Nel nostro caso l’ultimo commissario nominato alla regione ha voluto lanciare un grido d’allarme, oltre che specifiche accuse, di fronte al depauperamento costante del patrimonio di cui oggi ha la momentanea responsabilità.

“In generale, ci dice il Dott. Mangano, le IPAB hanno un problema strutturale, questa invece ha un problema gestionale e tra l’altro è stata difesa male, perché risulta avere un debito di € 700.000 nei confronti dell’Agenzia delle Entrate relativamente all’imposta dell’Irpef, in questo caso una cattiva resistenza in giudizio ha creato il danno, perché queste fondazioni dovrebbero essere escluse dalla tassazione come avviene con l’IPAB di Collereale di Messina (in verità, il Collereale di Messina a differenza dei conservatori è una ASP, cioè un’azienda pubblica di servizi alla persona mentre la fondazione è istituto di carattere privato a partecipazione pubblica anche se entrambe sono nate dalle vecchie e vetuste Opere Pie). Ciò non toglie che le parole del commissario non abbiano un senso, se teniamo conto che le fondazioni per statuto sono senza fine di lucro e con un reddito che deriva da un patrimonio che deve essere stato loro conferito al momento della costituzione.

“Non è stato approvato il bilancio (i riferimenti alla gestione che seguono sono uno sfogo e una critica ai C.d.A che si sono succeduti nel tempo) e vi è un rilevante contenzioso, ogni avvocato ha oltre 10 cause e non si capisce e comprende il perché delle stesse, vi è la cultura del rinvio. Per es. una causa in cui è stato nominato già il commissario ad acta e noi diciamo “mettila” in coda. I debiti non sono molti e vi è qualche fattura che sto cercando di contestare, non è detto che perché è un Ente Pubblico la gente può approfittarne. Vi sono dei beni come quello di Via San Sebastiano, (sede legale della Fondazione) dove vi è una Chiesa con un altare pregiato e qualche arazzo e nessuno che abbia interessato la Sovraintendenza dei Beni Culturali e delle Belle Arti… però le pressione per nominare i nuovi membri del Cda l’hanno fatta e non si capisce il fine essendoci solo dei debiti da gestire …e questo anche perché non ho visto nessuna attività gestionale del precedente consiglio (il riferimento è alla gestione del Cda il cui presidente era Vincenzo lo Monaco ex sindaco di Graniti e fratello del più famoso politico) …da gestire vi sono i quattro stipendi per le persone che vi lavorano e poi i fitti degli appartamenti, le cui entrate sono pignorate dall’Agenzia delle Entrate e di cui non abbiamo nessuna contezza…non sappiamo neanche se sono regolarmente pagati o meno. Anche con l’aiuto della Regione, la Fondazione deve ripartire, non si può lasciare in questo stato gli immobili. Come ad es. quello di San Sebastiano, abbandonato a se stesso …ed è inutile che ci piangiamo addosso… L’immobile è nato in un primo momento per essere usato per fare scuola… in questo caso sto tentando di fare l’operazione con il CIPAI (Ente Regionale per la formazione)…  Vi era anche una richiesta dell’Assessore Mantineo che voleva discutere come acquisire questo bene. E però un dubbio…ma cosa vuoi fare comune? Vuoi prendere questi beni per fargli fare la fine degli altri beni? Ma fate funzionare quello che c’è invece di andare in giro…”.

 “Stanno giocando tutti, conclude il Commissario, sono state fatte pressioni e delle segnalazioni per costituire un nuovo C.d.A ed estromettermi perché quello che ho fatto io in un mese non sono stati capaci di farlo in 10 anni”.

Non sappiamo come potrà concludersi questa storia anche se una cosa la possiamo tranquillamente affermare: le ex IPAB, le Fondazioni e il settore dei Servizi Sanitari alla persona sono un pozzo di cui ancora non si riesce a vedere il fondo. 

Dino Sturiale

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1 commento

  1. E’ un misfatto quello che è stato perpetrato, dalle Amministrazioni comunali, succedutesi nel tempo, ai danni dei Servizi Sociali di Messina.
    Con delibera del Commissario Straordinario del Comune di Messina dott. Gaspare Sinatra, adottata in sostituzione del Consiglio Comunale, n. 28/C del 30 aprile 2008, era stato costituiito il CISSA (Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali). Del Consorzio facevano formalmente e sostanzialmente parte: l’I.P.A.B. “Conservatori E Scandurra Riuniti”, che aveva deliberato l’adesione con Atto Commissariale n. 8 del 20 marzo 2008 e l’IPAB “Casa Pia”, che aveva aderito con delibera del C.d.A. n. 33 del 3 aprile 2008.
    Per il CISSA, nella struttura di Via S. Cuore di Gesù is. 251, doveva attivarsi subito un asilo nido comunale ed, ai piani superiori, un Centro per disabili “Dopo di noi” , cioè una casa di riposo per le persone disabili, quando sarebbe venuto a mancare il sostegno familiare.
    Nella struttura “Casa Scandurra” avrebbe dovuto essere realizzato un Centro di assistenza per ammalati terminali.
    A CASA PIA avrebbe dovuto nascere, al centro della Città, una Casa albergo per anziani. Il Comune di Messina aveva messo a disposizione del CISSA: a) il Centro Polifunzionale San Filippo, dove si sarebbe dovuto aprire immediatamente: a) un asilo nido, già programmato ed affidato in via sperimentale ad una cooperativa, pronta ad addossarsi il carico anche dell’arredamento b) un Centro diurno integrato per malati di Alzheimer e del morbo di Parkinson, già visionato e ritenuto perfettamente idoneo dai Sanitari e dai Responsabili provinciali degli ammalati di Alzheimer e del morbo di ParKinson b) l’Istituto Marino, già restaurato e funzionale, che avrebbe dovuto costituire la Città del Bambino con le seguenti destinazioni- Un Centro per ragazze madri e donne in difficoltà ;- Un asilo nido;- Spazi e centri estivi per bambini (Colonie), divisi per fasce d’età;- Spazi neutri per incontri genitori separati e figli.
    Inspiegabilmente, immotivatamente ed irrazionalmente il Consiglio Comunale di Messina, con delibera n. 4/C del 10 febbraio 2009, non tenendo in alcun conto il già costituito consorzio, cioè la volontà formalizzata ed espressa dell’I.P.A.B. “Conservatori E Scandurra Riuniti”, e “Casa Pia”, revocava la delibera n. 28/C del 30 aprile 2008, determinando un danno grave ed irreparabile alla Città, ai Cittadini più indifesi, più bisognosi, lasciandoli abbandonati a se stessi. Nessuno ha pagato per questi incommensurabili danni prodotti e per il fatto che hanno distrutto e devastato i Servizi Sociali a Messina e si continua ancora in questa azione nefasta

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