“Sicilia libera” per riscrivere la storia

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La nascita del movimento culturale “Sicilia Libera” trova la sua ragion d’esistere nel principio che la vera storia dell’Unità d’Italia sia stata taciuta.

 Inizialmente si trattava di un associazione culturale di orientamento naturalistico denominata “Nazione Siciliana”, da cui è nato il movimento politico “Sicilia Libera” che stamattina ha presentando il proprio candidato sindaco, Sergio Indelicato, per le prossime elezioni amministrative. Ma il principio trainante del movimento è rimasto sempre lo stesso, così come ci racconta la presidente Rosa Cassata: “il movimento nasce dall’idea di una Sicilia libera da qualsiasi tipo di legame con i vecchi schemi politici e pronta a riappropriarsi della propria libertà”.  Secondo il presidente, quindi, la Sicilia potrebbe staccarsi politicamente non solo dall’Italia, ma dall’intera Europa, senza subire conseguenze negative. Ciò è provato dal fatto storico che l’isola è stata annessa all’Italia unita contro la sua volontà, dopo una guerra civile durata 12 anni, “siamo stati bistrattati. Siamo stati accorpati a forza, con un plebiscito falso, eseguito sotto la minaccia delle armi. La storia ufficiale non racconta queste cose perché vuole tenere la Sicilia sotto stretto controllo.

La Sicilia pertanto si è ridotta ad essere non solo una colonia italiana, ma anche una colonia degli Stati Uniti, come dimostra la vicenda del MUOS di Niscemi”. L’indipendenza sembra essere, quindi, l’unica alternativa per il presidente del movimento che presentato delle idee alternative per il rilancio della città. Il candidato sindaco ha esposto il suo programma che in primis vuole individuare gli sprechi legati ad un clientelismo che in ogni settore della pubblica amministrazione consente il mantenimento di status e privilegi non meritati. Una nota di riguardo merita la trattazione del territorio. “L’insensata politica di urbanizzazione del territorio –dichiara Sergio Indelicato– vede intere aree con un sovraffollamento edilizio assolutamente sproporzionato rispetto alle reali esigenze della popolazione. Le aree verdi si contano sulle dita di una mano e vertono in uno stato d’abbandono degno dei paesi del Terzo Mondo. Abbiamo insensatamente voltato le spalle al mare, non tenendo in considerazione le potenzialità turistiche di un territorio di straordinaria bellezza”. La ricaduta occupazionale in tal senso sarebbe, effettivamente, da non sottovalutare, come nel caso dell’apertura di un casinò a Messina.

 Bisognerebbe inserire l’isola all’interno di un mercato turistico competitivo, perché la sua conformazione fisica e naturalistica ne determina automaticamente la vocazione futura e sembra ormai chiaro che l’orientamento deve proseguire su questa direzione, da parte di qualunque schieramento politico. 

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