Simone Cristicchi, poesia ed ironia all’Officina

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Il concerto del poliedrico artista romano, organizzato da Euphonya Management e da DolceVita Events, ha riscosso un ottimo successo, emozionando e divertendo il numeroso pubblico presente.

Uno spettacolo a tratti sussurrato e a tratti pieno di una intelligente ironia, che ha da sempre caratterizzato il percorso artistico del cantautore Simone Cristicchi.
Sono stati questi gli ingredienti vincenti di una serata, organizzata da Euphonya Management di Dario Grasso e da DolceVita Events, certamente da ricordare per gli amanti della buona musica e non solo.
Sul palco del Centro Multiculturale Officina, il poliedrico artista romano infatti, accompagnato dalla sua band, ha proposto i brani che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico (come “Ti regalerò una rosa”, vincitrice del Festival di Sanremo nel 2007, “Studentessa Universitaria”, “Che bella gente”, “Meno male”) ed anche alcune “perle” meno note (“Angelo il custode” e “L’ultimo valzer”).
Cristicchi fra una canzone e l’altra, ha inoltre mostrato le sue doti di attore, proponendo alcuni monologhi tratti dal suo ultimo interessante lavoro teatrale “Mio nonno è morto in guerra”, che attualmente è in tour in tutta Italia.
Prima del concerto, Simone Cristicchi, con grande disponibilità ha scambiato alcune battute.

Il tuo ultimo spettacolo teatrale si chiama “Mio nonno è morto in guerra”. Cosa ci puoi dire riguardo a questo interessante progetto?

“Mio nonno è morto in guerra” è il mio secondo spettacolo teatrale, in cui rivesto il ruolo del narratore e del cantante, perché ci sono anche dei momenti musicali. Questa pièce nasce dal mio libro omonimo pubblicato lo scorso maggio, all’interno del quale ho raccolto 57 piccole storie, intervistando i reduci ancora viventi della Seconda Guerra Mondiale, componendo così un mosaico di racconti molto diversi tra loro ed emozionanti. Mi sembrava un peccato lasciare chiuse queste storie soltanto nel libro ed ho pensato di dare loro vita e portarle su un palco, in uno spettacolo dove per la prima volta sono anche regista.

Il tema della memoria è un filo conduttore che lega molte delle tue canzoni e caratterizza anche questo tuo ultimo spettacolo teatrale.

La memoria è uno strumento che abbiamo a disposizione e purtroppo molto spesso ce lo dimentichiamo. Con la memoria noi possiamo ad esempio ritrovare la strada per tornare a casa o possiamo anche comprendere delle cose che appartengono al passato e molto spesso si riflettono sul presente. Oggi la memoria è un po’ bistrattata ed è tenuta in secondo piano, basti vedere i rigurgiti fascisti che ci sono in Italia e se i ragazzi di oggi conoscessero bene la storia e quello che è accaduto, probabilmente ci sarebbe una coscienza civile diversa e queste cose non esisterebbero.

Andiamo indietro di qualche anno, al tuo duetto con Sergio Endrigo nella canzone “Questo è amore”. Che ricordo hai di lui?

Ho il ricordo di una persona molto divertente. Lui aveva un carattere un po’ chiuso, era un po’ orso e per questo motivo lo avevano soprannominato il cantautore triste; di questa cosa Sergio Endrigo ne soffriva molto. In realtà era un tipo molto divertente, spesso raccontava barzellette ed era anche una persona che sapeva commuoversi e commuovere gli altri.

Definisciti con tre aggettivi

Curioso, sbadato e attento.

Bel contrasto.

Foto Dino Sturiale  –  Riprese video Maurilio Cucè 

Chiara Chirieleison
Ufficio Stampa

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