Stalking, donne e spettacolo

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Lo Stalking, “sindrome del molestatore assillante”, consiste in un insieme di comportamenti importuni, comunicazioni intrusive (telefonate, sms, regali) oppure tentativi di ristabilire una relazione interrotta o ancora di spaventare, punire, controllare la vittima (con pedinamenti, minacce, aggressioni, fino ad arrivare allo stupro o omicidio).

Si configura, dunque, come una sistematica violazione della libertà personale.

Il comportamento tipico del molestatore assillante o stalker è, infatti, quello di seguire la propria vittima durante tutti i suoi movimenti.

La persona che subisce le attenzioni dello stalker percepirà tali atti con fastidio e paura, risultando da essi profondamente turbata sia a livello psicologico che nel modo di rapportarsi con il mondo esterno. La persistenza e la frequenza delle azioni persecutorie generano stati d’ansia e insicurezza in chi le subisce: la vittima finisce quindi con il diventare, in un certo senso, prigioniera del suo persecutore.

Nella fase iniziale il mezzo più usato dallo stalker è il contatto telefonico, e successivamente il pedinamento, l’incontro “casuale” lungo i percorsi quotidiani della persona, con il risultato di invadere ogni spazio relazionale, professionale e personale della vittima. Più, chi molesta, riesce a controllare lo spazio vitale della persona da lui prescelta, più egli percepisce l’accrescersi del suo potere, più di conseguenza aumenta il rischio di condotte violente.

La particolarità dello Stalking sta nel fatto che alcuni comportamenti persecutori si mascherano dietro motivazioni normalizzanti , socialmente accettate, come il tentativo di ristabilire o iniziare ex novo una relazione. Non va sottovalutata la pericolosità sociale di chi mette in atto condotte di Stalking.

Nel 2000, una ricerca sul “delitto passionale” (M. Lattanzi, G. Ferrara 2002) ha messo in luce, analizzando un campione di 266 delitti familiari relativi al biennio 1999/2000, alcuni aspetti importanti:

–         il primo è la maggior frequenza dei delitti passionali rispetto a quelli emotivi. Si definiscono delitti emotivi quelli generati da un impulso immediato, incontrollabile; i delitti passionali sono invece quelli caratterizzati dalla premeditazione. I delitti passionali sono risultati circa tre quarti del campione.

–         il secondo dato è quello dei rapporti socio affettivi tra vittima e autore. Nel 70% dei casi vi era una conoscenza preesistente con l’aggressore.

–         terzo dato importante è il movente del delitto: più frequentemente rabbia e vendetta conseguenti alla paura e all’ ansia dovute all’abbandono.

 

 

Chi è lo stalker? Perchè lo fa?

Lo stalker può essere un ex-partner, un conoscente, come un collega o qualcuno conosciuto casualmente, oppure un completo estraneo. Nella maggior parte dei casi gli stalker sono ex-partner. In genere essi agiscono per recuperare il rapporto precedente o per vendicarsi per essere stati lasciati, oppure per entrambi i motivi. I partner gelosi o portati a controllare il proprio o la propria partner sono più inclini a porre in essere condotte di stalking, sebbene anche persone timide o con difficoltà relazionali possano mettere in atto comportamenti di stalking.

Alcuni stalker prendono di mira conoscenti, o anche sconosciuti per stabilire con loro una relazione sentimentale. Una parte di questi soggetti ha semplicemente gravi difficoltà nell’instaurare una relazione normalmente. Altri, invece, possono soffrire di gravi disturbi mentali che li inducono a credere con convinzione all’esistenza di una relazione, che in realtà non c’è, o comunque alla possibilità di stabilirne una.

Altri stalker molestano persone conosciute o sconosciuti allo scopo di vendicarsi per qualche torto reale o presunto. Altri ancora mettono in atto condotte di stalking (soprattutto pedinamenti)

nelle fasi preparatorie di un’ aggressione di solito di tipo sessuale. Questi stalker sono rari e in tali casi la vittima può non rendersi conto di ciò che sta accadendo.

 

 

Il parere degli psichiatri

Amplissimo l’interesse rivolto al fenomeno dalla scienza psichiatrica, sotto il profilo dell’esame del pattern di personalità dello stalker, anche se, ad oggi, non è configurabile un concreto e valido profilo psicopatologico di esso. Anzi, “quelle che possono essere considerate caratteristiche comuni o, quanto meno, frequenti dello stalker – trattasi, generalmente, di individuo di sesso maschile che sceglie una vittima di sesso femminile con la quale è altamente probabile l’esistenza di una relazione sentimentale pregressa – non consentono, certamente, di delineare le caratteristiche patognomoniche dello stalker, e, soprattutto, le motivazioni psico (pato)logiche del suo comportamento” (Marasco –  Zenobi, 2003, 37-46).

Pertanto, nonostante l’esistenza di un’articolata classificazione del “molestatore assillante” (è questa l’etichetta italiana attribuita allo stalker), quale, volta a volta e a seconda della specifica configurazione dell’atto, molestatore “rifiutato”, “rancoroso”, “predatore”, “inadeguato”, “in cerca di intimità”, non è possibile individuare tratti patognomonici propri ed esclusivi di esso, non esistendo disturbi psichiatrici peculiari di questa figura (Marasco – Zenobi, 2003, 37-46).

In definitiva – dunque – anche un soggetto sano di mente può porre in essere atti di stalking e, conseguentemente, rendersi autore di fatto-reato in danno della vittima o, comunque, di fatto illecito implicante responsabilità risarcitoria.

 

 

Il danno esistenziale da stalking

Lasciando alla querelle psichiatrico-forense l’interrogativo se il comportamento dello stalker integri fattispecie di reato – dai confini, peraltro, ancora indefiniti- o, piuttosto, mero appannaggio della scienza medica (come dire, una sorta di patologia della mente la quale può escludere o limitare la colpevolezza del reo), ci addentriamo, ora, sul terreno civilistico, al fine di sondare l’applicabilità al fenomeno dei comuni principi in materia di responsabilità civile.

In effetti, che di reato o meno si tratti, un dato, comunque, è certo: gli atti nei quali si manifesta lo stalking presentano indubbi profili di illiceità, ledendo le basilari prerogative di libertà e riservatezza della vittima e, così, procurandole sofferenza, più o meno marcata; senza, poi, considerare che, assai spesso – secondo le statistiche – la persecuzione sfocia in violenza fisica o in abuso sessuale, con ulteriori serie, e a volte devastanti, conseguenze lesive.

L’invio ripetuto di regali, gli appostamenti neanche tanto celati, i frequenti incontri -apparentemente casuali, in realtà voluti e ricercati – sul luogo di lavoro della vittima, o nelle vicinanze di esso o nei pressi dell’ abitazione, il tempestare di telefonate e squilli telefonici, il pedinamento cibernetico con martellante invio di e-mail, sono alcune soltanto delle possibili esternazioni dello stalker.

Verosimilmente immaginabile l’effetto che tali gesti producono nella vittima – effetto destinato ad aprire l’accesso, nel momento in cui degenera in vera e propria patologia, accertabile in sede medico-legale, alla risarcibilità del danno biologico.

Ma, soprattutto, non possono sfuggire i riflessi esistenziali della persecuzione assillante: il sentirsi costantemente sotto controllo con uno sgradevole senso di libertà depredata, tanto da non poter più percorrere – o, comunque, non più tranquillamente – la stessa strada; il doversi continuamente guardare attorno; l’essere costretti, anche più di una volta, a cambiare il numero di telefono; l’ immancabile angoscia di ogni giorno per ciò che potrà accadere; insomma, la tranquillità perduta, la quotidianità sconquassata, il senso di impotenza e pericolo, e il timore del peggio.

Come non scorgere in tale costellazione di conseguenze lesive, la configurabilità di danno esistenziale?

Certamente, non ogni attenzione indesiderata potrebbe interpretarsi, di per sé, da parte del destinatario di essa, quale atto di stalking; così come, non potrebbe dirsi che ogni atto persecutorio o di molestia dia luogo al fenomeno qui considerato; e – si intende – ogni singola condotta incriminata dalla pretesa vittima dovrà essere approfonditamente verificata: a tal fine potranno assumere rilievo elementi per così dire sintomatici o significativi, quali, per esempio, la ripetitività dell’atto, il perdurare di esso per un periodo di tempo significativamente ampio, l’esistenza di una relazione interrotta tra autore e vittima e dal primo non accettata.

Ma, una volta assodato, sulla scorta di plausibili indici di valutazione, e mediante ogni appropriata ed immancabile verifica probatoria, che di stalking si tratta, ineludibile diverrà l’accoglimento della domanda risarcitoria avanzata dalla vittima.

Il fenomeno sta celermente diffondendosi, forse di pari passo con l’accrescersi delle crisi relazionali/familiari, talchè sollecita dovrà essere la tutela, anche risarcitoria, per la vittima.

 

Normativa

Il 18 giugno 2008 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge dal titolo “Misure contro gli atti persecutori” che introduce nel Codice Penale una nuova figura di reato riferibile allo stalking.

In accordo con quanto prevede l’iter legislativo, il suddetto disegno di legge è stato convertito con decreto legge 23 febbraio 2009 n. 11 “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”, che istituisce il reato di stalking (atti persecutori) con l’inserimento dell’art. 612-bis nel Codice Penale.

Il 16 gennaio 2009 è stato firmato un protocollo d’intesa tra il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, finalizzato a rendere più efficace il contrasto al fenomeno dello stalking.

In attuazione al protocollo d’intesa è stata siglata una convenzione, che avrà la durata di 1 anno, in cui il Dipartimento affida all’Arma dei Carabinieri l’esecuzione di un progetto di analisi e monitoraggio del fenomeno delle violenze perpetrate sotto forma di atti persecutori, violenti, sessualmente finalizzati o vessativi verso vittime vulnerabili, non già diversamente tutelate.

Il suddetto Decreto Legge è stato convertito in legge, con modificazioni, con Legge 23 aprile 2009, n. 38.

 

 

 

Misure a sostegno della vittima e numero verde

Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa, tutte le informazioni relative ai Centri Antiviolenza presenti sul territorio, ed in particolare nella zona di residenza, e di provvedere inoltre ad accompagnare la vittima presso tali strutture, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Istituito, presso il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, un numero verde nazionale a favore delle vittime attivo 24 ore su 24. A questo progetto è autorizzata una spesa annua di un milione di euro a ricorrere dal 2009.

 

 

 

Popolarità è paura…

Come è ben risaputo, il successo porta tanti benefici e soddisfazioni personali, premi, riconoscimenti, l’affetto che ogni giorno viene mostrato dai fan. Purtroppo, esiste l’altra faccia della medaglia: essere un’ artista, sotto i riflettori e sotto gli occhi di tutti, mette un pò di paura e un pò d’ansia, come è successo a Michelle Hunziker che, come tante sue colleghe, è una delle tante vittime di “stalking”.

Continue minacce di morte, pedinamenti ossessivi, molestie e sinistre lettere anonime. Una delle tante inchieste della procura di Milano sui «super fan» della modella svizzera Michelle Hunziker, svela le paure della soubrette. Il terrore vivo scaturito dalle iniziative di uno «stalker» che giorno dopo giorno si è lentamente insinuato nella sua vita. Lo sfegatato ammiratore della soubrette identificato, denunciato e perquisito, è di Cagliari e risponde al nome di Fabrizio S. Telefonate nel cuore della notte alla sua guardia del corpo e al suo avvocato, Giulia Bongiorno, appostamenti sotto casa, sorprese al citofono e continui sms nei quali il focoso ammiratore chiede di parlare con lei. Una continua e opprimente sequela di pressioni psicologiche culminate nella denuncia della conduttrice di Striscia la notizia contro l’uomo che a sua volta, però, attraverso l’avvocato Alessandro Diddi, ha controdenunciato la presentatrice tv sostenendo che le sue erano solo romantiche manifestazioni d’affetto sottolineate da scritti d’amore e pensieri innocenti.

Nel racconto che la Hunziker consegna alla magistratura milanese, Francesco S. è indicato quale «autore di più condotte moleste, insistenti e persecutorie nei miei confronti e tali da costituire un’intollerabile e ossessiva aggressione alla mia libertà, alla mia privacy e alla mia tranquillità». Nel caso specifico la soubrette ricorda che il tutto ha avuto inizio nel 2006 allorché cominciano ad arrivare alcune missive «in cui l’uomo manifesta ossessivo desiderio di incontrarmi e di condividere con me dei momenti di intimità (…) ultimamente si apposta sotto casa mia, citofona, tenta di parlarmi. Quando esco prova ad avvicinarsi a me e, non riuscendovi, mi pedina. Spesso si presenta davanti agli uffici di Striscia e tenta di abbracciarmi e di baciarmi».

E poi ci sono le chiamate sulle utenze personali della showgirl: «Telefona insistentemente, anche di notte, sul cellulare della mia guardia del corpo – racconta Michelle – a cui invia ripetuti sms, chiedendogli di essere messo in contatto con me, minacciandola se non provvede (…). Nonostante Francesco S. non sia mai riuscito a instaurare nessun rapporto diretto con me, il suo comportamento ossessivo (…) suscita in me un perdurante stato d’ansia e di paura».

 

A ricevere le telefonate del fan non sono solo la diretta interessata o il suo bodyguard. «Dal 9 novembre del 2007 – racconta sempre la Hunziker – ha cominciato a chiamare anche presso lo studio del mio legale, l’avvocato Giulia Bongiorno, più volte nell’arco della stessa giornata (…) la sua ripetuta insinuazione nella mia vita privata (…) fa sorgere in me il fondato timore che la sua condotta, se non fermata in tempo, possa sfociare in ben più gravi episodi di violenza».

Va detto che non tutte le accuse di molestie elencate dalla Hunziker sono attribuite o attribuibili all’ammiratore sardo. In atti sono confluite due lettere «dal chiaro intento intimidatorio» sulle quali si sta ancora investigando per risalire al mittente. La prima busta, con all’interno una lametta, viene recapitata nella redazione milanese di Striscia la notizia: «Cara Michelle – vi si legge – prima o poi ti troverò senza quel cane rognoso e deturperò quel visino da put…». Il giorno successivo, da un indirizzo di comodo di posta elettronica, arriva una mail al Gabibbo. Il tenore è questo: «Sono amico di quello che ti ha mandato una lettera con le minacce. Se fai indagare la polizia ti faccio saltare in aria, capito brutta zoc…?». La sera prima Michelle in tv aveva invitato gli ascoltatori a «non rimanere inerti di fronte alla violenza, denunciando i responsabili». La starlette svizzera non l’ha mandato a dire: «Si sta verificando una vera e propria escalation persecutoria nei miei confronti». Se è vero che queste ultime due lettere non sono con certezza farina del sacco di Francesco S. è anche vero che la polizia postale, lo scorso 11 giugno, ha rinvenuto nella casa del sospettato molti elementi che rafforzano gli indizi a suo carico. La perquisizione scattò all’indomani della deposizione dell’ex moglie del cantante Eros Ramazzotti, ascoltata come parte offesa, al pm milanese Antonio Lamanna. Una deposizione arrivata quattro mesi dopo la sua testimonianza al processo contro un ammiratore slovacco, T.T., poi condannato a tre mesi (pena indultata) per la sua insistenza molesta nello spedire cartoline e lettere dove sosteneva di essere lui, e non Ramazzotti, il padre di Aurora, la figlia di Michelle e Eros. Nel novembre del 2007, invece, un’inchiesta analoga condotta dal pm Sandro Raimondi era stata archiviata per l’impossibilità di risalire all’anonimo molestatore che sul finire del 2004 aveva inviato una decina di lettere con allusioni pesantissime alla vita privata della Hunziker. Il sospetto della showgirl che potesse essere un uomo molto vicino alla famiglia e alla mamma Ineke non ha trovato riscontri nonostante la scoperta, a seguito di perquisizione, di alcuni filmati amatoriali che stavano per essere venduti dall’«amico di famiglia» a giornali scandalistici. (Il Giornale)

 

 

 

Altra situazione simile è quella accaduta a Luisa Livatino, di Canicattì, ma da anni residente a Milano, soprannominata la “nonna sexy”.

La donna avrebbe  rifiutato di posare nuda per un fotografo conosciuto sul Web,  per questo motivo vittima di minacce di morte.

“Vengo a trovarti fino a Milano e t’ammazzo”,  questa la frase che  avrebbe digitato su Facebook un fantomatico fotografo di Palermo che l’aveva contattata per un eventuale servizio fotografico. Prima le discussioni preliminari: “Mi aveva offerto 500 euro, poi le richieste di foto osé con la promessa di aumentare il prezzo, ma io non ho mai fatto foto nuda e quindi non ho accettato”.

Così, al rifiuto della Livatino e dopo un scambio di battute e insulti, ecco le presunte minacce.

“Mi sono rivolta all’avvocato Andrea Spagnuolo di Roma – dice la Livatino – per denunciare l’accaduto, alla polizia postale per individuare chi mi ha voluto metter paura”. Probabilmente scatterà l’accusa di stalking, potrebbe essere possibile individuare l’autore attraverso l’indirizzo IP, un numero che identifica univocamente un dispositivo collegato a una rete informatica che comunica utilizzando Internet Protocol.

Luisa Livatino, 48 anni, qualche mese fa è stata eletta Miss Nonna Italia e recentemente protagonista di ben tre puntate – dopo il successo al concorso Miss Forever Facebook 2009 – della trasmissione “La Vita in diretta” su Rai Uno. Di lei ha parlato anche il Tg5 e così è diventata più popolare, soprattutto nel mondo Facebook dove ha ricevuto oltre 5000 richieste di “inviti di amicizia”.

Nel box video un’intervista telefonica fatta dalla redazione di TeleRadioCanicattì

Non dimentichiamo, inoltre, che ogni tre giorni una donna muore per mano del proprio compagno. Sono infatti oltre 1.300 le vittime negli ultimi sei anni. Quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro, la casa, si trasforma a volte in una camera delle torture. Un processo invisibile, di cui la violenza fisica è solo l’ultimo atto.

L’unica ricerca di tipo epidemiologico sullo stalking è stata realizzata dall’O.N.S. in collaborazione con il sindacato di Polizia Co.I.S.P. nel periodo 2001/2007 in 16 regioni su un campione di 9600 interviste.

L’analisi dei dati ha fatto emergere che circa il 20% della popolazione è o è stata vittima, l’80% è di sesso femminile, il 70% ha avuto esiti psico relazionali spesso gravi, il 17% denuncia, nel 90% esiste un rapporto di conoscenza.

Tanti sono gli organismi che sostengono le vittime di questo fenomeno, tra le quali l’ONS, Osservatorio Nazionale Stalking il quale si occupano del sostegno psicologico e legale delle persone (sia di sesso maschile che femminile) presunte vittime, della risocializzazione dei presunti autori, della prevenzione primaria e sensibilizzazione di preadolescenti, di ricerca, di sensibilizzazione della cittadinanza, di aggiornamento e supervisione degli operatori della sicurezza.

Centri di ascolto e Consulenza  attraverso un numero nazionale 06.44.24.65.73, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00 e nei fine settimana il 32.74.60.906.

 

 

 

In allegato è possibile scaricare il MANUALE PER LE VITTIME E GLI OPERATORI PROGETTO DAPHNE 04-1/091/W, PERCORSI DI AIUTO PER LE DONNE VITTIME DI STALKING

 

 

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