Storia di un sopravvissuto all’alluvione

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 Io, Giuseppe De Luca, consulente ambientale di Messina, mi  trovavo di  passaggio a Scaletta Zanclea tornando da Santa Teresa di Riva dove poco prima ero andato a trovare un cliente, erano le 19,10 e decisi di non prendere  l’autostrada e tornare a casa dalla statale, sopraggiunto nei pressi di itala vidi che il cielo diventava sempre più nero, la pioggia era sempre più forte e , insieme al vento, riusciva  a non far  vedere cosa c’era davanti alla mia macchina…. Dovevo comunque proseguire, dovevo arrivare a casa….invece arrivato a scaletta nelle vicinanze della macelleria  Bellomo, in via Roma 65 dovetti fermarmi….mi accostai dietro un furgone bianco (avrei saputo dopo che era dei f.lli Sturiale) e aspettai nella speranza che la pioggia diminuisse d’intensità….passarono pochi minuti , alle  19,40 vidi una scena orribile , le macchine da Capo Scaletta venivano verso di me rotolando  venendo sbattute a destra e sinistra dalla furia dell’acqua!!

Non  sapevo cosa fare….guardai l’immagine di Padre Pio che avevo sul parabrezza della mia macchina e chiesi: cosa faccio? Stavo facendo la fine del topo, dovevo fare qualcosa….sono stati attimi interminabili….decisi di scendere dalla macchina, lato guida impossibile in quanto l’acqua era all’ altezza  del  finestrino, scesi dal lato passeggero; appena aprì lo sportello l’acqua invase l’abitacolo riempiendolo ….guardai la valigetta che stava sul sedile, quando una voce dall’alto gridò: “ lasci stare tutto, salga” dovevo salire su un’impalcatura che portava al primo piano di un palazzo, arrampicandomi scivolavo, chiesi  aiuto alla persona che istanti prima mi aveva gridato di salire….mi porse la mano arrivai  al primo piano….. Ero salvo….no, purtroppo non era finita lì ….una forza violentissima mi travolse….il palazzo crollò ….la mano di quella persona (Carmelo Ricciardello) mi sfuggì…venni  inghiottito dal fango, sbattuto di qua’ e di là come un fuscello, sentivo che per me era finita. Ma, miracolosamente quando l’onda d’urto finì mi trovai  sommerso dal fango ma con la testa fuori, la gamba destra era incastrata, ma ero vivo!!
Con la forza della disperazione, strisciando tra la melma  e le macerie , raggiunsi un angolo , un pilastro era ancora dritto, rimasi inginocchiato insieme ad altre due persone che il fango aveva risparmiato
 

Davanti ai miei occhi solo distruzione e morte, con le mani infangate constatai che avevo  il telefonino nella giacca, funzionava ancora, cercai  di far luce per vedere se il pilastro reggeva e decisi  di telefonare a casa, dissi a mia moglie “fai  crescere bene i nostri figli e cercami, quando tutto sarà finito, in via Roma 65, sono sotto un palazzo crollato”

Non vedevo via di scampo…davanti il fango che cresceva di livello dietro le macerie ….il freddo era arrivato fin dentro  le ossa, solo dopo quattro ore, dietro di noi,  dalle macerie sopraggiunse una luce, era una signora che dal terzo piano scendeva a vedere il livello del fango dove era arrivato, mi spinse a seguire quella luce, attraverso un buco arrivai nel vano scala che mi portò in una stanza ancora intera del palazzo crollato, eravamo in otto, persone tranquille, quasi rassegnate, tranne io, non ero tranquillo, guardavo sempre fuori…pregai  che smettesse di piovere per uscire da quel palazzo.
L’acqua arrivava al secondo piano mentre  il torrente  emetteva un rumore infernale, sentivo cadere calcinacci, dicevo agli altri ”dobbiamo scappare, sta finendo di crollare il palazzo” ma non c’era via di fuga.
Alle due di notte , affacciatomi al balcone, intravidi una figura attraversare il torrente che affiancava quel palazzo e decisi  di scendere…..dallo stesso buco che mi aveva portato in quella stanza uscì insieme alla signora che aveva fatto luce in un momento buio della mia esistenza .
Arrivati davanti al torrente dall’altro lato c’erano i soccorsi, impauriti , impreparati e  coscienti che non potevano fare niente che aspettare…aspettare cosa??  Che il palazzo finisse di crollare ?! Ho saputo che le persone rimaste  dentro quella stanza sono state liberate alle sette di mattina, il  più grave alle 9.30 !!
I soccorsi, le medaglie al merito…. Uomini magari  abituati a soccorrere quando ormai non c’e’ più niente da fare , solo se,  incontrando  delle persone che, grazie a Dio , riescono  a salvarsi  con le proprie forze le lasciano rientrare a casa propria con l’autostop alle quattro del pomeriggio!!!!
E’ quello che e’ successo a me e a quella signora.
Comunque sono qui, una macchina che sto ancora pagando a rate e  che ancora oggi non e’ stata ripescata dai fondali di Scaletta, a raccontarvi la mia odissea e  felice di veder crescere i miei figli insieme a mia moglie
 

 

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