Storie di cani, mafia e donne speciali

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Fulmine è una cagnetta particolare, con una storia molto movimentata alla spalle. A vederla così, scodinzolante e piena di brio, con il pelo marrone ben curato e gli occhi spalancati pronti ad abbracciare ogni tuo singolo gesto, non si direbbe, ma le disavventure di cui questa povera bestiola è stata testimone sono tante e non tutte felici. Cominciamo dall’inizio.

Perché Fulmine? Chi le ha dato questo nome?

Fulmine perché da cucciola, quando avevo pochi mesi di vita, non facevo altro che correre intorno al cortile dell’Università di Messina passando da uno studente all’altro per giocare con tutti. Lì ero arrivata, spaventata ed infreddolita, dopo essere stata abbandonata appena nata. Gli studenti si affezionarono a me quanto io mi affezionai a loro, furono gentili con me e per la velocità con cui andavo da una persona all’altra per farmi accarezzare da tutti mi chiamarono così. Anche se presto cambiai casa, il nome datomi dai ragazzi lo porterò sempre con me.

Come ha appena detto, presto cambiò casa, per andare dove? Chi fu a toglierla dalla strada e a darle un rifugio accogliente?

Fu Brunetta, la mia padroncina. Bruna mi portò a casa sua e mi tolse dal freddo. Mi curò, mi “adottò”. Sono stati giorni bellissimi, mi voleva molto bene. Lei studiava lì dove mi ha trovato, e continuò ad andarci finché non finì gli studi e iniziò a fare pratica da avvocato. O almeno questo è quello che ho capito io in quei giorni. Però poi successe qualcosa, non ho mai ben capito cosa, e non la vidi più. Cambiai casa nuovamente e mi stabilii qui, dove vivo ancora ora.

È mai riuscita a ricostruire gli avvenimenti di quei giorni?

Mai del tutto: per un cane molto spesso capire il comportamento dell’uomo è difficile. In quei giorni c’erano state tante novità. Da un po’ di tempo a casa c’era sempre un uomo, con cui Bruna stava insieme. Si volevano bene, lo vedevo e Bruna era felice. Poi per qualche mese a Bruna crebbe un enorme pancione, e poi un giorno, come dal nulla, tornò a casa con un bambino. Eravamo tutti felici. Però poco dopo arrivò a casa un uomo, forse si chiamava Giovanni ma di sicuro aveva lo stesso cognome di Bruna. Lei lo fece entrare ma subito se ne andarono insieme. Da allora non l’ho mai più vista. Mi portarono dalla signora Oliva, la mia attuale padrona, e lì cercai di capire cosa fosse successo a Brunetta, ma era tutto molto confuso e difficile per me. Tutti parlavano della mia padroncina ma non riuscivo a comprendere pienamente ciò che dicevano. La sua foto mi guardava sempre da quella scatola che voi chiamate televisione. Si vedeva spesso, a tutte le ore, e dicevano che si trattava di una brutta storia. Sembra che qualcuno l’avesse aggredita, che l’avessero quasi uccisa, giù nel portone di casa nostra. Più passavano i giorni e più si continuava a parlare di questi fatti senza che io riuscissi a capire veramente cosa fosse successo. Giovanni, che doveva essere il fratello di Bruna, a quanto pare aveva usato contro di lei un oggetto nero e “fatto fuoco” tre volte. Ancora non capisco cosa significhi, ma so cosa successe dopo. Portarono Bruna in ospedale e arrestarono quell’uomo che dichiarava sempre di averlo fatto “per onore”. Forse questo è un concetto diverso tra cane e uomo, ma cosa c’è di onorevole nell’uccidere tua sorella? Per fortuna Bruna si è salvata, o così pare. Tante persone vestite di bianco continuavano a parlare di lei in televisione usando paroloni che a malapena capivo. I proetili, proiettili, o qualcosa di simile l’avevano colpita in faccia e le sue condizioni erano gravissime. Dai loro volti capivo che non era niente di buono e che probabilmente non avrei rivisto più la mia Bruna. Poi, piano piano, cominciarono a parlarne di meno, finché non seppi più nulla. Ricordo che tra le ultime cose che sentii si diceva che Brunetta ce l’aveva fatta ma aveva dei cosiddetti “danni irreversibili” forse alla vista. Non so bene cosa voglia dire ma so che non l’ho mai più rivista e sono passati già quasi cinque anni,tantissimo tempo per uno della mia specie. Lei doveva averne 31 o 32 quando ci divisero.

Bruttissima storia, la ricordo. Fu nel marzo del 2006 e se ne parlò tantissimo, soprattutto per le dichiarazioni del fratello Giovanni.

Si. Oltre al già detto “onore”, mi ricordo che diede a Bruna la colpa di aver avuto quel bambino dall’uomo che conviveva con noi. Ma non capii mai il motivo: Bruna era felice con lui ed era felice del nuovo arrivato. L’altro uomo con cui stava, quello che dicevano fosse suo marito, se n’era andato da due o tre anni, avevano divorziato. Non capisco quale possa essere la colpa della mia padrona, forse era la felicità? E poi un’altra cosa che si diceva era che lui apparteneva a una famiglia e che lei, con il bambino, aveva gettato fango su di loro; che lui apparteneva a un clan, a una cosca e che ha fatto quello che si doveva fare per risanare il loro nome. Ecco come si chiama! Era la ‘ndrangheta e sentivo spesso parlare di lotta tra gang. Era una delle ipotesi che poi venne scartata, quella degli scontri tra diverse bande. Non so cosa significhi tutto questo, vorrei solo sapere che fine ha fatto la mia Bruna. Sarà ancora qui? Dov’è quell’uomo che viveva con noi? Dov’è il bambino che hanno portato pochi giorni prima della nostra divisione? Forse non lo saprò mai ma mi piacerebbe avere una risposta.

Difficilmente Fulmine avrà una risposta alle sue domande. Ancora più arduo sarà capire i motivi che possono spingere un uomo a sparare ad una sorella, per quello che spesso è conosciuto come il famigerato “delitto d’onore”. Ma la storia che ci racconta un cane come Fulmine, un animale sfortunato ma  ciò nonostante sempre pronto a giocare e lasciarsi accarezzare, felice di accoglierci a casa sua tra mille feste, ci deve far riflettere su come a volte il comportamento umano rasenta e oltrepassa abbondantemente la soglia limite della ragione facendoci avvicinare a bestie feroci dominate dall’impulso e dalle passioni. Quanti di questi episodi hanno avuto luogo in tutta Italia? Quante donne hanno perso la vita, più sfortunate di Bruna che, nonostante tutto, è riuscita ad aggrapparsi alla vita seppur in condizioni non ottimali? La storia di Fulmine e Bruna, un cane e una ragazza, non è altro che il racconto di una vita vissuta nei giorni nostri, una vita quasi spezzata dalla follia di un uomo e di una cultura antica mai veramente spazzata via dal nostro paese, troppo profondamente radicata nella nostra società e non ancora estirpata del tutto. Come ha chiesto Fulmine: qual era la colpa della giovane ragazza? Perché Brunetta Morabito, 32 anni, praticante avvocato e, da pochi giorni, madre come tante altre, meritava ricevere tre colpi di pistola al volto e alla testa?

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