Tombaroli catturati a Tindari

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Giuliano Gaetano
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Approfittando del prefestivo della festa della Repubblica due tombaroli del Catanese hanno tentato di rubare all’interno del sito archeologico di Tindari, tutelato dal Ministero dei Beni Culturali. Armati di piccone e vanga, i tombaroli hanno passato la notte tra il primo e il due Giugno a scavare lungo un costone pericolante, ignari che le forze dell’ordine li stavano controllando dall’alto.

Avvertiti dai custodi del sito, che avevano notato GULISANO Gaetano, 54 anni, di Paternò (CT) e il complice di 57 anni, scavare nel cuore della notte all’interno del parco archeologico, i poliziotti del Commissariato di P.S. di Patti si sono appostati e poi giunti sul posto hanno individuato la posizione dei malfattori. Prendevano atto che i sospetti si trovavano lungo un costone di roccia in una zona impervia da raggiungere, e valutate le possibili vie di fuga, senza perdere di vista quanto stessero facendo, continuamente impegnati nelle operazioni di scavo, i poliziotti li hanno attesi lungo una delle vie di fuga, aspettando che gli stessi risalissero dal costone, in modo tale da non permettere che si dileguassero lungo la scarpata. Una volta riusciti a guadagnare una breve distanza da essi, non senza difficoltà, considerata la zona scoscesa, riuscivano a bloccarne uno, mentre l’altro individuo, si dava alla fuga per la scarpata, riuscendo ad allontanarsi.

Trovato in possesso di una lampadina tascabile a led di colore azzurro, oltre ad un piccone ed una vanga per scavare il Gulisano veniva tratto in arresto in flagranza di reato. con l’accusa di tentato furto aggravato ed avviato da Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Patti dr.ssa Francesca Bonanzinga, per essere giudicato con rito direttissimo.

Il complice invece veniva semplicemente denunciato perché riuscito a fuggire, veniva rintracciato e fermato da altro personale che postosi alla ricerca del fuggitivo, lo rintracciava nei pressi dell’autovettura che i tombaroli avevano usato per recarsi a Tindari.

Lo scavo, che non ha prodotto nessuna refurtiva, riusciva comunque a provocare danni al bene storico e archeologico tutelato . 

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