Torneo multietnico: per dare un calcio al razzismo

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Sentiamo spesso parlare, in televisione o alla radio, del lato sporco dello sport e,soprattutto, del calcio. Dagli insulti alle bestemmie, dai calci alle gomitate e alle testate, dalle intercettazioni alle provocazioni, dalle partite “vendute” (o presunte tali) alle esternazioni di calciatori che amano lo sport molto meno di quanto riescano ad amare gli stipendi percepiti: non passa giorno senza lo scoppio di un nuovo “caso” nel mondo del calcio. Per fortuna, però, il gioco più amato dagli italiani non è solo quello visto in tv. Non è soltanto qualificazioni europee, retrocessioni o Champions League. C’è un calcio che non si gioca in tv, non ha giornalisti pronti all’assalto dei campioni per ricevere una dichiarazione o strappare una frase che possa far vendere, e non ha spalti gremiti di ultras pronti a fare a botte o insultare i propri beniamini. Questo è il calcio giocato in strada: tra le macchine e i tombini, nei cortili e nelle piazze, bambini e ragazzi di tutte le età si scontrano per il puro gusto di farlo. Vince lo sport, non gli sponsor. Ed è qui che si può vedere il vero spirito del gioco in tutto il suo carattere formativo oltre che ludico. Il calcio, vissuto nella strada o nei piccoli campi di calcio a 5, non solo può essere un’attività fantastica in cui i bambini e i ragazzi possono divertirsi insieme, lontani dai videogame o dalle tv che ne ottenebrano la mente, ma anche diventare una sorta di collante sociale, un potente mezzo di integrazione che permette a ragazzi di tutte le etnie e di tutte le età di avvicinarsi e fare squadra anche nella vita.

È questo l’obiettivo che vogliono raggiungere l’assessore comunale alle politiche di integrazione multietnica, Dario Caroniti, i Centri d’Aggregazione Giovanile (CAG), le associazioni Anof, Arci, Caritas ufficio migrantes e la Uisp Messina, grazie al torneo di calcio a 5 organizzato nell’ambito del progetto “Una città per tutti”, nato nel 2008 al fine di creare un clima di solidarietà tra ragazzi italiani e giovani di provenienza  straniera. I CAG, Centri d’Aggregazione Giovanile, a Messina sono 12: 8 in città di cui 4 finanziati con fondi comunali, e 4 in provincia, tre nella zona tirrenica e uno in quella ionica. Nati con l’obiettivo di favorire l’aggregazione dei bambini nell’ambito familiare, con il passare degli anni hanno aumentato i loro progetti a favore dell’integrazione razziale, visto il notevole aumento di ragazzi nati provenienti da famiglie straniere. “Quando è partito il progetto”, spiega l’assessore Caroniti, “nei CAG erano presenti soltanto ragazzi messinesi, ora ci sono anche giovani nati a Messina da famiglie provenienti da altri paesi. Questi ragazzi, insieme, hanno già stretto amicizia nei vari centri d’aggregazione. A questo punto si è cercato di dare un’immagine non soltanto pubblica, ma anche finalizzata all’incontro e allo scambio tra i vari centri e tra i vari quartieri della città”. Da qui nasce l’idea della manifestazione, proposta dagli operatori dei vari centri che hanno proposto all’assessorato il progetto, subito accettato e messo in pratica. “È qualcosa di divertente ma al tempo stesso che permette l’integrazione e la promozione culturale”, continua l’assessore, “è una festa non soltanto di sport ma anche di cultura, che mette a confronto le diverse realtà della città”.

Il torneo partirà lunedì alle 15.30 e proseguirà durante l’arco di tutta la settimana, ospitato ogni pomeriggio dalle strutture di Unime Sport, che ha messo a disposizione sia i campi della cittadella universitaria presso il Polo Annunziata sia tutto il necessario per lo svolgimento del torneo. Le otto squadre, una per ogni CAG presente nella città di Messina, si sfideranno in un mini campionato che li porrà di fronte, ma soprattutto uno accanto all’altro in un clima di solidarietà e fratellanza. Ponteschiavo, Giostra, S.Lucia, Gravitelli, Camaro, Villaggio Cep, Villaggio Aldisio e Bordonaro sono i quartieri partecipanti, grazie alla presenza dei centri nei rispettivi villaggi e alla presenza di numerose comunità straniere, su tutte la comunità rom. Non è una sfida, una lotta l’uno contro l’altro, è un percorso, un gioco che nel suo piccolo rappresenta ciò che il progetto vuole realizzare: “creare una comunità nuova non tramite una semplice assimilazione ma attraverso una ricchezza comune”. Adolescenti di ogni età, dai 12 ai 18 anni, correranno, suderanno, gioiranno insieme, tutti con la voglia di vincere, mentre in realtà hanno già vinto. Non è l’etnia o l’età a porre un confine tra le varie persone: italiani, africani, asiatici o rom, i ragazzi saranno l’uno accanto all’altro e, consapevoli o meno, saranno un vero e proprio esempio per gli adulti che, ancora oggi, nel ventunesimo secolo, si lasciano bloccare o accecare dalla paura della differenza. La diversità non è un ostacolo ma qualcosa che può e deve spingerci a migliorare. È questo lo sport che vogliamo, è questa la base da cui partire per creare una società migliore. Se, come molti sostengono, è il calcio che fa muovere tutto, tanto a Messina quanto in Italia, perché non favorire i valori di solidarietà, integrazione, fratellanza e amicizia tramite questo sport, invece di mostrare e dimostrare soltanto violenza, frodi, raggiri e volgarità?

Quando si concluderà il torneo non sarà una sola squadra a vincere: al momento della premiazione, sul gradino alto del podio, è come se ci saranno tutti i ragazzi, i membri dei centri, e tutti coloro che hanno lavorato per la realizzazione di questa manifestazione. Avranno vinto tutti, diventando un vero e proprio esempio di come dovrebbe essere vissuti il calcio, lo sport e la vita.

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