Tre briganti e tre somari

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Brigantaggio Fenomeno caratteristico di tutti i paesi in determinate fasi di squilibrio sociale e politico, per il quale bande di malfattori, riunite e disciplinate sotto l’autorità di un capo, attentano a mano armata alle persone e alle proprietà. Esso però, in determinate epoche e paesi, ha spesso superato il piano della pura delinquenza, precisandosi come manifestazione di uno stato di disagio economico e sociale ed inserendosi in più complessi movimenti politici.

Cos’ì l’enciclopedia Treccani definisce il movimento del Brigantaggio: a tratti pura delinquenza e a tratti espressione di un forte disagio sociale ed economico. Il brigantaggio ha origini ben più antiche dell’unità d’Italia ma in questo particolare momento storico ha assunto le caratteristiche di un movimento di resistenza più che di pura delinquenza.

All’indomani dell’unità d’Italia vennero  ordinate dal Parlamento delle Commissioni d’ Inchiesta il cui compito era quello di monitorare e analizzare il brigantaggio al fine di combatterlo ed eliminarlo dal suolo italiano.  Le origini della commissione risalgono ad una discussione del Presidente Tecchio quando ricordò che il Presidente del consiglio aveva ricevuto un’estesa relazione  dal generale La Marmora su usi costumi e abitudini del brigantaggio siciliano e dei mezzi adatti a vincerlo. La commissione d’inchiesta lavorò dal 21 novembre 1892 al  23 luglio 1863 e venne curata dal deputato Antonio Mosca che la presentò al Presidente del, Consiglio il quale il 15 dicembre 1862 deliberò  di occuparsene in comitato segreto; solo il 18 dicembre si  giunse alla creazione di una giunta del brigantaggio costituita da  Aurelio Saffi, Giuseppe Sirtori (Presidente), Romeo Stefano Castagnola, Antonio Ciccone, Achille Argentino, Giuseppe Massari, Donato Moretti e Antonio Mosca. Il governo inoltre rispose al brigantaggio attraverso legge durissime e di repressione conosciute come leggi Pica che portarono all’uccisione, tramite fucilazione o durante gli scontri, di 5212 briganti e all’arresto di circa 8500.

La commissione d’inchiesta  che aveva come scopo quello di interrogarsi sulle ragioni della nascita del brigantaggio non sortì alcun effetto perché il parlamento italiano e il Regno d’Italia non vollero mai risolvere la situazione restando ciechi di fronte alle vere ragioni del brigantaggio :fame e povertà.

La giunta sul brigantaggio può essere considerata un’antica commissione antimafia tranne che per il fatto che non usarono  solo i processi per sbarazzarsi del problema, che in qualche misura ingrandirono. Dal 1863 al 1865 vennero fucilati o uccisi in combattimento 5212 briganti e circa 8500 furono arrestati.

Ma dopo più di 150 anni piangere i morti o fare delle facili polemiche è superfluo. I morti sono morti e i vivi dovrebbero cercare di  porsi della domande e ricostruire il proprio background.  Briganti = Mafiosi? No non completamente. C’è chi ricorda la mafia con nostalgia, come un legame sociale che in mancanza delle istituzioni, in mancanza di lavoro aiutava la popolazione a sopravvivere e, certamente, qualche lupara veniva usata ma gli avi dei nostri mafiosi non avevano a disposizione il tritolo, a dire il vero non era neanche concepito l’assassinio come lo conosciamo oggi. La mia intenzione non è certamente fare l’apologia della mafia ma credo sia doveroso fermarsi un attimo e distinguere la mafia che spaccia cocaina direttamente dalla Colombia,  che ha saccheggiato Palermo, e la mafia che usava le lupare e fatta da pecorari.

Ma non bisogna divagare e non bisogna arrivare a facili conclusioni. Il brigantaggio post unitario si configura come una guerra civile che durò sino al 1867, il regno delle due Sicilie de facto invaso dai Savoia non ci stava a perdere ogni diritto e iniziarono le prime sollevazioni popolari.

Nelle prime fasi dell’unità d’Italia i briganti ebbero la stessa funzione della Resistenza durante gli anni del fascismo e dell’occupazione tedesca. Il regime fiscale insostenibile, la privatizzazione delle terre demaniali in favore dei proprietari terrieri e la regolamentazione svantaggiosa del mercato agrario trascinarono gli strati più svantaggiati della società siciliana a prendere le armi e combattere  l’invasore; anche da Napoli giunsero truppe di ex soldati fedeli ai Borboni che si unirono ai Briganti. Economia e povertà sono da sempre i motori di grandi rivoluzioni e anche in questo caso la storia dei primi Briganti non è assimilabile a quella della criminalità organizzata. Rubare per fame è forse la stessa cosa che chiedere il pizzo? Ribellarsi a un padrone avido e ingiusto è forse un crimine? No non credo. Eppure è ormai certificato che delle frange più violente e sicuramente senza alcuno scrupolo hanno sfruttato la resistenza siciliana per arricchirsi e  per continuare la propria vita criminosa con la scusa di essere dei protettori.

È stato certamente molto facile reinventarsi una storia dei briganti, considerata la pochezza di informazioni che ci sono giunte ma una cosa credo sia certa: hanno combattuto  per la difesa della dignità del popolo meridionale che dall’unità in poi venne visto solo come un problema da risolvere, una zona da controllare, una questione meridionale.

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