Treni; odissea Lecce Roma

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Succede da circa un mese: a causa della frana di Montaguto, i treni da Lecce a Roma si fermano a Foggia e da lì un autobus sostituisce il treno fino a Benevento. Un contrattempo che non sarebbe un problema, se non fosse che nessun mezzo su gomma a disposizione è accessibile. La denuncia parte da Sfida, il sindacato famiglie italiane diverse abilità. Di Tullio: “Il guaio è che manca assistenza concreta”

 

ROMA – “L’ennesima discriminazione a carico dei cittadini disabili”. Sono chiare e inequivocabili le parole di Dino Di Tullio, Segretario nazionale di Sfida (Sindacato famiglie italiane diverse abilità), in merito al disservizio che i cittadini con disabilità, in viaggio da Lecce a Roma, devono subire da oltre un mese. Causa frana che divide in due la penisola, per arrivare a Roma Trenitalia offre due possibilità: prendere i pullman messi a disposizione da Trenitalia, benché inaccessibili e senza assistenza da parte del personale, oppure arrivare a Bologna con il treno e poi scendere a Roma. Ovviamente sempre avvertendo il servizio per i viaggiatori disabili 24 ore prima per vedersi garantita l’assistenza nella salita e nella discesa dal treno.

Tutto ha inizio un mese fa con la frana di Montaguto, in provincia di Avellino. La frana, che ha coperto interi tratti autostradali e parte dei collegamenti ferroviari, divide in due la penisola e impedisce di fatto la circolazione dei treni da Lecce a Roma. Autobus messi a disposizione da Trenitalia permettono di far fronte alla tratta Foggia – Benevento di giorno e Bari – Roma di notte, ma nessuno ha pensato che a viaggiare potessero essere anche cittadini con disabilità. Questi, impossibilitati a salire e a scendere dagli autobus perché inaccessibili, hanno inoltrato regolare denuncia.

A sollevare il caso in tutta la sua inadeguatezza è stata una email di Vito Berti, segretario di “Sfida Lecce”, a Trenitalia. Dovendo infatti raggiungere la Capitale per motivi legati alle festività pasquali e sapendo delle difficoltà in cui la tratta ferroviaria versava, il signor Berti aveva chiesto aiuto alla società di trasporto. Era il 2 aprile scorso, prima delle festività di Pasqua. Alle 19 e 47, il signor Berti inviava, infatti, una e-mail alla Sala Blu della stazione Termini di Roma, il centro di assistenza preposto per le persone con disabilità in viaggio. “Vorrei sapere – scriveva Berti – se il servizio di assistenza è comunque garantito, visto il perdurare dell’interruzione causata dalla frana di Montaguto”. 26 minuti dopo, Trenitalia rispondeva: “Gentile cliente, siamo spiacenti. Ma, proprio a causa dell’interruzione, non è possibile garantire alcun tipo di assistenza. Con l’occasione le auguriamo una serena Pasqua”. Una telefonata in tarda serata offriva, poi, al signor Berti l’alternativa via treno: Lecce – Bologna – Roma.

Una vergogna, che va ad aggiungersi al silenzio vergognoso che fa da sfondo alla frana di Montaguto. Se ne parla poco e poco è stata fatto, ma la frana di Montaguto non solo ha diviso in due lo stivale, ma è anche la più estesa di Italia con oltre 700mila metri cubi di pietre depositate nel confine tra Campania e Puglia. Il disservizio ferroviario e autostradale va avanti da circa un mese: a farne le spese non sono solo intere Regioni, dissestate anche nei loro traffici economico-commerciali, ma anche i cittadini che hanno necessità di spostarsi. Disabilità a prescindere.

“Il motivo del mio viaggio a Roma – ha dichiarato Berti – era di carattere personale. Ma se per caso avessi dovuto fare una visita medica importante, cosa avrebbero risposto? E cosa rispondono alle migliaia di persone disabili che dalla Puglia raggiungono Roma per essere visitate? Di passare prima da Bologna?”. “Rendono impossibile la vita delle persone. Usiamo – ha ricordato Berti – termini forti, è vero. Ma le nostre parole non sono lontane dalla realtà. E nel Mezzogiorno siamo al culmine della disperazione: tra i disabili aumentano i suicidi, ma nessuno ne parla”.

Scuse ufficiali, ma anche “un intervento inderogabile” da parte di Trenitalia “per porre fine a tale gravissimo disagio vissuto da quei cittadini che hanno pari diritti e dignità solo sulla carta”, viene chiesto anche da Dino Di Tullio, Segretario generale Sfida. “Si tratta – ha detto – di situazioni orribili che non devono più accadere. C’è bisogno dell’intervento della politica”. “Accade – ha concluso con molta amarezza – anche in altre zone d’Italia. Il guaio è che manca assistenza concreta. Le sembra giusto che per spostarsi, un disabile debba avvisare 24 ore prima?”.

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