Trentuno pezzi tra gatti e vedute dell’allievo di Bergami: Luigi Gritti

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Io mi sento fotografo,  lo dico perché c’è stato un momento all’accademia che un’insegnante mi incoraggiava a seguire l’arte pura, qualità spesso riconosciuta alla pittura; però mi sono sempre sentito senza testa. La fotografia era ed è una via di mezzo tra una cosa artistica e tecnica e mi dà più sicurezza”.

 

Che i gatti nascondano una storia da raccontare ne è convinto Luigi Gritti, artista genovese, che  in questi giorni ha presentato una mostra che ha avuto come protagonisti i felini e le bellezze di Panarea  sotto forma di olio su tela: “la mostra è nata da un’idea di Myriam Beltrami – ci racconta-  che aveva visto dei miei disegni  che gli erano piaciuti e allora mi ha detto perché non fai dei ritratti dei gatti, visto che sull’isola ne bazzicano parecchio, e questi felini ho notato erano tutti diversi. Ognuno aveva una propria individualità, quasi una personalità molto precisa. Li vedevo un po’ come dei personaggi e allora li ho fotografati e d’inverno ho dato vita a questi disegni.  Le vedute di Panarea le ho fatte con entusiasmo e ad ogni schizzo è stato aggiunto un particolare diverso”.  La passione dell’artista genovese per la perla delle eolie non è nato subito, anzi come un carme celebre catulliano è stato un rincorrersi di odi et amo: “La prima volta sono approdato in autunno e mi sono ritrovato in questa isola in un situazione di disagio anche perché i trasporti non sono efficienti come in estate.  Avevo avuto delle difficoltà ad rientrare quindi subito non avevo avuto questo amore, poi però ho capito che mi aveva colpito quando questo posto continuava a tornarmi in mente.  Questa bellezza è unica”.

 Fotografo per vocazione, geometra per scelta,  Gritti ha iniziato la sua carriera professionale formandosi all’accademia di Genova  e muovendo i primi passi  come fotografo nelle navi da crociera. Un’ occasione questa che gli ha permesso di girare il mondo e confrontarsi con culture diverse,  per questo” più che fotografo si sente attratto dalle immagini, perché la fotografia è sorella della pittura, con un suo linguaggio particolare, perché da quando è nata questa arte tutti i pittori se ne sono serviti per vedere in maniera diversa e per avere una nuova base” . Riguardo all’evoluzione della fotografia e sul fotoritocco il fotografo è molto critico: “Personalmente non amo molto Photoshop e gli interventi di ritocco. Li uso ma con molta moderazione, magari per intensificare la nitidezza dell’immagine oppure un determinato colore ma alterare la fotografia per me non è nelle mie corde. Preferisco studiarmi una bella inquadratura  con l’esposizione migliore” .  Oggi però l’arte della fotografia sembra alla portata di tutti per questo bisogna tornare a studiare. Per prima cosa la storia dell’arte , raccomanda Gritti, e poi la tecnica che spesso dipende dalla propria visione del mondo perché se si affida a 10 fotografi un soggetto probabilmente avremo dieci prodotti diversi, perché la fotografia non è mai obiettiva, perché comunica sempre la personalità dell’artista.

La facilità del fotografare ha creato involgarimento. Siamo sommersi da immagini che perdono la vocazione di icona, mentre una volta un’immagine aveva una sua forza.  Per il ritratto ad esempio ci volevano dei minuti di posa.

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