Trivellazioni, l’unione fa la forza

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Azzurro, limpido, cristallino, il mare della Sicilia ogni anno è meta privilegiata per milioni di turisti proprio per la sua bellezza. È un patrimonio di biodiversità unico, infatti molte specie rare vengono qui a riprodursi. Purtroppo però questa meraviglia è minacciata dalle trivellazioni. Infatti il Ministero dello Sviluppo ha accolto la domanda di estensione del campo di perforazione della multinazionale Schlumberger a Pantelleria. Inoltre l’assessore della Regione Maurizio Croce ha firmato l’autorizzazione per le perforazioni di terra a Gela per opera dell’Enimed. Anche le splendide coste di Pantelleria ricevono continue richieste. Tutto questo comporterebbe inestimabili danni alla flora e alla fauna marina e non solo.

Anche nelle isole Tremiti, in Puglia stava succedendo la stessa cosa, ma grazie alla mobilitazione civile e istituzionale la Petroceltic ha presentato un’istanza di rinuncia al Ministero dello Sviluppo Economico.

Purtroppo la Sicilia è più divisa che mai. Gli ambientalisti protestano mentre il Presidente Crocetta ha dichiarato che dobbiamo sfruttare la ricchezza del nostro mare.

Di questo argomento abbiamo parlato con Dario Vassallo, presidente della fondazione Angelo Vassallo, ex sindaco del comune di Pollica (Puglia), ucciso nel 2010 durante un attentato probabilmente dalla Camorra. Il fratello gli ha dedicato una fondazione che si occupa di vari progetti , tra cui anche uno contro le trivellazioni nell’Adriatico che ha portato i suoi frutti.

Lei si è battuto per le trivellazioni nell’Adriatico, da dove nasce questo suo interesse?

Il nostro interesse è nato dal mare. Angelo [ Angelo Vassallo  n.d.r.]era un pescatore e quindi  tutelare  e cautelare il mare  contro ogni forma di sopruso, violenza deve essere una priorità della fondazione dedicata a lui.  Quando si pensa di trivellare il mare in effetti si va contro quella bellezza che noi raccontiamo in giro. Quindi non possiamo che essere contrari a ogni tipo di violenza nei confronti del mare.

Adesso questo pericolo lo sta attraversando anche la Sicilia, i mari della Sicilia. Il WWF e Greenpeace hanno chiesto l’abrogazione dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia. Potrebbe essere una soluzione?

Ci si arriva a questa soluzione solo come abbiamo fatto in Puglia: tutti assieme e dove sindaci e amministratori, indipendentemente dall’appartenenza politica manifestano contro questo obbrobrio. Mi sembra che in Sicilia non ci sia quest’unione, anzi siete molto slegati e quindi penso che con questo modo di agire non otterrete niente.

Di questo problema i telegiornali nazionali parlano poco, sembra che la  Sicilia sia fuori dall’interesse nazionale.

Chi parla della Sicilia come una parte periferica di questo Paese è un ignorante. Questa regione è parte integrante ed è al centro di ogni azione politica e culturale del nostro vivere quotidiano. Chi fa il contrario non ha capito nulla del percorso, della sofferenza e soprattutto della ricerca della legalità in questo Paese. Non a caso chi si è battuto contro il malaffare e contro l’illegalità è quasi sempre gente del sud, soprattutto siciliani. Quindi quando si parla di questa popolazione bisogna prima sciacquarsi la bocca . Bisogna avere rispetto soprattutto di quello che è stato il nostro passato recente e anche prossimo perché la Sicilia è la cultura del Mediterraneo. Quindi quando si maltratta un territorio bellissimo come questo significa che si è contro il creato del Signore, contro ogni forma di bellezza, di religione. La gente è stupida.

 

Queste trivellazioni alla fine porteranno soltanto a distruggere la bellezza del mare, quando invece si potrebbe puntare su altre risorse naturali, come il sole per esempio .

La Sicilia non ha bisogno di nulla. Soltanto deve  essere amministrata bene e soprattutto le serve legalità. Non solo alla Sicilia, ma a tutto il nostro Paese. Per me la Sicilia è il punto fondamentale quando si parla di legalità e di sviluppo. Basta pensare alle bellezze artistiche e naturalistiche, al mare . È già la più grande fabbrica di soldi che uno potrebbe avere. Ma non è che un Paese si può basare solo sui soldi o sull’economia . Un paese si basa anche nel dare ai cittadini quell’equilibrio mentale, professionale e culturale che fa si che  la gente resti nel posto dove è nato.

Ci può fare qualche esempio ?

Basti pensare che in Marocco hanno inaugurato la centrale solare più grande al mondo. Si potrebbe fare benissimo in Sicilia dove ci sono tante terre abbandonate quasi desertiche e non siamo molto lontani dal punto di vista del parallelo dal Marocco. Avremmo la stessa energia e ricchezza. Solo che noi non siamo capaci di vedere oltre i tre-quattro mesi, invece per  governare un Paese bisogna guardare oltre i dieci anni. Ma queste sono cose che solo qualche matto può raccontare e siccome io sono matto le racconto.  Speriamo che questa follia si contagi in tutto il paese e insieme possiamo fare qualcosa indipendentemente se uno si trova a Canicattì o a Enna o  in provincia di Cuneo . Io dico che i problemi sono sempre uguali cambia solo il vialetto .

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