Tumore al seno e il coraggio delle donne

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Sono stati diagnosticati in Italia 37mila casi (soltanto in Sicilia, in media, 2600 l’anno), colpisce una donna su dieci, l’80% dei casi riguarda over-50 e il 10% ha in famiglia almeno un altro caso.

Parliamo del tumore al seno, male oncologico diffusissimo nel mondo e che rappresenta, con il 17% dei casi, il più alto tasso di mortalità di natura oncologica tra le donne, essendo anche il cancro più diffuso nel mondo femminile (il 25% della totalità). Il cancro al seno è uno delle malattie maggiormente diffusi nella nostra società e negli ultimi anni se n’è parlato sempre di più nel tentativo di informare i cittadini e combatterlo al meglio. È la prevenzione la migliore arma contro il cancro e sono numerosissime le campagne che si occupano di organizzare controlli gratuiti, banchi informativi e azioni di sostegno, tanto a livello nazionale, quanto internazionale.

Nasce nell’89, infatti, il “nastro rosa”, la più famosa campagna mondiale dedicata alla prevenzione e che ancora oggi, con testimonial importanti, cerca di dare promuovere e informare il pubblico femminile su come sia possibile prevenire, attraverso stili di vita sani e periodici controlli, il tumore al seno o la sua scoperta ad uno stadio già avanzato. Sono cinque gli stadi del tumore, dallo stadio 0 al IV, tutti curabili attraverso l’intervento chirurgico e l’utilizzo di radio e chemioterapia. La differenza tra i vari stadi sta nel modo in cui il tumore cresce all’interno del seno, fino a metastatizzarsi all’ultimo stadio e rendere la cura più complicata ma sempre possibile. Se inizialmente la fascia d’età a cui si rivolgevano questi eventi organizzati per favorire i controlli partiva dai 40-45 anni, negli ultimi anni questa è scesa fino ai 30 anni, addirittura fino ai 25 per prevenire la formazione di noduli benigni, assai frequenti in giovane età. Le iniziative preventive diventano sempre maggiori anche a livello nazionale e regionale. Oltre al già citato “nastro rosa”, le campagne preventive organizzate in ogni parte d’Italia dalla LILT, Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, sono numerose, come la Notte Bianca per la Prevenzione organizzata nello scorso Giugno o la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica giunta lo scorso marzo alla nona edizione. Un altro progetto notevole si chiama “I trust you – Mi fido di voi”, portato avanti da alcuni centri oncologici italiani e a cui partecipa anche il Centro oncologico Humanitas di Catania, struttura che ospita più di 2000 pazienti e si occupa tanto di attività di controllo quanto di cura e assistenza.

Quando la prevenzione non basta e la malattia viene diagnostica, però, ogni donna ha un modo diverso di reagire: si piange, si scherza, si parla, si chiedono informazioni, conferme, dettagli, prima di affrontare un intervento doveroso e iniziare terapie spesso molto lunghe e debilitanti.
Ma la forza delle donne si vede anche in questo, nel modo in cui si rialzano e affrontano la malattia, provvedendo nel contempo a crescere i figli, accudire i mariti, curare le proprie famiglie. Siano esse nonne, mamme, mogli, non trascureranno mai la famiglia per la propria malattia, curarsi passa quasi in secondo piano rispetto al sostegno che cercano di dare ai propri cari, come se non fossero loro le sventurate protagoniste di queste storie, come se la diagnosi fosse stata data a un’altra donna.
Perché durante una lotta così dura, come quella contro il cancro, la donna si dedica ancora di più alla famiglia invece di cercare di pensare alla propria guarigione?
Una donna colpita dal cancro al seno all’età di 35 anni ci spiega che “la famiglia è tutto e questo, il continuare a prenderci cura della casa, è un modo in più per sentire il calore e il sostegno di tutti”. La casa non va avanti da sola, e la donna è da sempre la regina di casa. Se il modo migliore di affrontare una malattia spesso è continuare a testa alta la vita di tutti i giorni, per la donna dedicarsi ai propri cari, continuare il proprio lavoro, affrontare ogni giorno con grinta non è altro che il tentativo di reagire al malessere del proprio corpo. “Come dico sempre, è mio figlio ad avermi guarita. È solo grazie lui che ho trovato la forza per andare avanti e superare tutto. Uscire dalla sala operatoria e vedersi mutilata, per una donna, non è semplice. Perdere i capelli e stare male lo è ancora meno, ma lo guardavo crescere e questo mi ha dato la vitalità necessaria a superare quei mesi difficili. È per questo che dico a tutte le donne di farsi coraggio e stare accanto a chi si ama, perché chi ci ama non ci abbandona e il loro sostegno si associa al nostro”. È un circolo virtuoso: prendersi cura di chi si ama per ricevere il sostegno morale adeguato a vivere più leggeri, senza il peso della malattia, attraverso le numerose cure che portano alla guarigione.
Non bisogna arrendersi, soprattutto all’inizio”, spiega la donna, “perché la forza per combattere ci viene data dai propri figli, da chi ci sostiene, ma tutto deve partire da noi stesse”. Forse la paura di poter perdere tutto crea nelle donne quell’attaccamento ancora maggiore verso ciò che si è costruito duramente e che si ama? “La paura dell’intervento chirurgico, il malessere e la stanchezza che derivano dalla chemio o dalla radioterapia, sono sensazioni che esistono e contro cui si può fare poco. Non è facile combattere e vincere il cancro, serve tanta determinazione e spesso non ci si sente in grado di proseguire ma si va avanti e si cerca di non farsi prendere dallo sconforto, soprattutto quando si cerca di nascondere ai propri cari tutto questo”. Nascondono tutto, quando possibile, dalla nausea della chemio alla caduta dei capelli, si mangia anche quando il cibo è l’ultima cosa che si vorrebbe vedere e si ride quando sono le lacrime a volere riempire gli occhi, per sfogare tutto ciò che si ha dentro: non per mancanza di fiducia nei propri cari, o per sensi di colpa o vergogna, ma perché la propria forza sostiene la famiglia e da questo deriva anche un sostegno per la proprio persona. “Non c’è niente di più bello di vedere star bene chi si ama, questo già basta per stare meglio e affrontare la vita in modo migliore, anche quando si tratta di disgrazie. Non è facile, ma si può vincere il cancro”. Anche se fisicamente e psicologicamente ferite, toccate in uno dei simboli della propria femminilità come il seno, la donna non perde e non perderà mai la propria forza infinita, nonostante le lacrime, nonostante le difficoltà.
Vedi allegato 

Giuseppe Fontana

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