Un esercito senza armi e senza divise contro l’alluvione

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di Carmen Fasolo

 

Preludio. Poco tempo fa, su questo giornale, avevamo parlato di striscioni e lenzuola che invitavano Barcellona Pozzo di Gotto a rinascere, anche grazie all’opera della nuova magistratura che era riuscita piano a piano a stappare quella coltre che soffocava il tessuto sociale. Lo stesso slogan “Barcellona ora tocca a noi!” potrebbe benissimo adattarsi per la nuova situazione che la città del Longano si trova costretta a subire in questi giorni. Con le esondazioni dei torrenti Longano e Idria, la città di Barcellona Pozzo di Gotto si è trovata con le ginocchia per terra, vittima di un disastro non proprio inaspettato. Non solo per l’allerta meteo del giorno prima su Messina, ma soprattutto perché il professionista barcellonese Roberto Iraci (vedi allegato) aveva già sottolineato, in una relazione assolutamente puntuale e dettagliata, i rischi che la città correva relativamente al suo torrente. Relazione inviata circa un anno fa (19 ottobre 2010) e passata quasi sottosilenzio (altrimenti non si spiega come non vi sia stata una risposta). Lo stesso mensile barcellonese Metropòlis, intervistando la protezione civile, aveva chiesto qual era il piano di intervento in situazioni di calamità naturale. E la risposta era stata chiara: non era stato ancora organizzato.

I fatti in breve. Il 22 novembre scorso l’allerta meteo sulla città di Messina si è trasformata in una apocalisse. Le arterie della città di Barcellona Pozzo di Gotto (ma anche di Saponara!) si sono trasformate in discarica e alcova di fango e detriti. I Torrenti hanno spazzato via ogni cosa che hanno trovato nel loro percorso, spaccando anche il ponte che divide le Contrade balneari di Calderà e Spinesante. Le abitazioni private e le attività commerciali sono state invase dal fango e da tronchi di alberi. I cittadini, nelle prime ore, hanno solo potuto assistere impotenti alla distruzione della valanga di melma che arrivava contro le loro case e i loro negozi. Al termine, poche parole per descrivere ciò che nel pomeriggio risuonava insieme alle prime sirene: Barcellona Pozzo di Gotto rischiava di diventare un paese fantasma, anche senza morti come purtroppo è successo a Saponara.

 

La rinascita nelle mani dei giovani. Ma nonostante i suoni sinistri, le immagini apocalittiche e il fango in ogni dove, in questi giorni Barcellona Pozzo di Gotto è stata letteralmente invasa anche da ben altro. Giovani di ogni età si sono armati di coraggio, di scope, di pale, di guanti o di mani nude per far rinascere questo nostro territorio. Pochi gli strumenti messi a disposizione da una Protezione Civile palesemente non preparata a tutto questo. Lo stesso Sindaco Candeloro Nania, rispondendo ad un’intervista della trasmissione “Vita in diretta”, ha dichiarato che “qualche problema effettivamente nell’organizzazione dei soccorsi c’è stata”. Prima di ogni divisa, di qualsiasi appartenenza, si è mosso l’esercito bianco composto dai giovani di Barcellona che hanno detto sì con forza a tutti gli appelli lanciati attraverso i social network (facebook e twitter). Tra ieri e oggi sono arrivati anche giovani provenienti da posti diversi: Messina, Catania, Agrigento, Modica, Palermo, Reggio Calabria, Lamezia Terme… Giovani che hanno iniziato a dare una nuova dignità alla città e ai suoi abitanti.

 

Polemiche post-alluvione. Di certo questo è il tempo della ricostruzione, della speranza, del coraggio, non della polemica. Ma come non sottolineare il fatto che la maggior parte delle tute della Protezione Civile e della Croce Rossa sono rimaste linde e pulite dal fango a differenza delle facce e dei vestiti dei privati? Certamente, alcuni volontari hanno svolto in maniera impeccabile la mansione per la quale sono stati chiamati… Ma purtroppo non tutti. Non sarà facile cancellare tutte le tracce del fango e si è cercato di fare ciò che si poteva per liberare tutte le case, dare nuovamente dignità al luoghi che abbiamo abitato fino a poco tempo fa. Ma ciò che è emerso è l’assoluta fragilità di una organizzazione a singhiozzo e non preparata. Il livello di sopravvivenza deve lasciare presto lo spazio ad un benessere legittimo e necessario, ma la ricostruzione non può partire solo dai civili.

 

Barcellona Pozzo di Gotto, grazie anche ai suoi giovani e agli amici delle città vicine, ha tutte le carte giuste per ricominciare. Basterebbe anche solo non dimenticare il fango visto dai propri occhi quando saremo chiamati alle urne alle prossime amministrative…

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