Un giornalista in commissione antimafia

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Si tratta di Claudio Cordova, un giovane giornalista di 28 anni con alle spalle importanti collaborazioni e un libro inchiesta sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi: “Terra Venduta – Così uccidono la Calabria – Viaggio di un giovane reporter sui luoghi dei veleni edito da Laruffa Editore”. E’ innegabile che siamo stati favorevolmente colpiti dal prestigioso ruolo che è stato riconosciuto al giovane Giornalista ed è per questo che abbiamo deciso d’intervistarlo cercando di capire quale dovrebbe essere oggi il ruolo della Commissione Antimafia, soprattutto rispetto ad una magistratura sempre di più impegnata a difendersi dagli attacchi istituzionali e di certa politica che spesso riesce a fare più danno e a delegittimare più degli attentati criminali a cui la stessa è ancora minacciata di essere sottoposta.

Come si concilia la sua esperienza di giornalista antimafia all’interno di una Commissione Antimafia che è un organo politico ?

“Innanzitutto la commissione è un’istituzione, un organismo bicamerale ma pure se è vero che è formato da politici su determinati temi non vi è colore politico e negli ultimi anni il lavoro fatto dalla commissione è stato sempre abbastanza proficuo. Ricordo a tal proposito la relazione presentata proprio sulla ‘ndrangheta dall’onorevole Francesco Forgione (il quale febbraio del 2008 presentò una famosa relazione di 244 pagine ancor oggi visionabili su Internet e con la quale ricostruì la realtà criminale della Calabria ). E anche se negli ultimi anni la politica è finita nel centro del ciclone su questi temi spesso si è riuscito a fare quadrato anche se  poi non si è riusciti a fare dei miracoli… comunque le proposte sono arrivate”.

Se i componenti della bicamerale sono perlopiù politici, onorevoli e senatori, come mai non si riesce a trasformare queste proposte in atti normativi ? Penso al 41 bis e alla sua riforma, penso all’aggiornamento di tutte quelle normative antimafia che dovrebbero essere riformulate per i nostri tempi e non ultimo la normativa sulla gestione dei patrimoni mafiosi sequestrati.

“ Dobbiamo dire che seppure la commissione bicamerale è fatta da politici, (Onorevoli e Senatori) allo stesso tempo rappresenta una minoranza del mare magnum del Parlamento e quindi quello che esce dalla commissione antimafia non sempre, e vorrei dire purtroppo, incontra il favore del governo in primis e dei vari gruppi parlamentari poi. Ovviamente in maniera indistinta da un punto di vista strettamente politicamente. Comunque credo che la relazione Forgione, che poi quella che più mi interessa essendo calabrese, abbia avuto il grande merito di fare luce su molti punti che pochi anni fa erano oscuri ed infatti, noi conosciamo molte cose sulla mafia siciliana e altrettante sulla camorra napoletana mentre la ‘ndrangheta fino a pochi anni fa era un oggetto inesplorato, una mafia di serie B. In realtà le ultime indagini milanesi o romane hanno dimostrato come gran parte degli interessi economici della ‘ndrangheta risiedono nelle capitali d’Italia quella Istituzionale e quella economica del paese”

Dato per scontato il coinvolgimento dell’apparato politico nella mafia siciliana e il processo la trattativa ne è la prova, possiamo parlare allo stesso modo di un coinvolgimento politico nella ‘ndrangheta calabrese?

“È d’obbligo una premessa: l’Italia, in Sicilia, oltre la bravura dei magistrati ha avuto un collaboratore di giustizia come Tommaso Buscetta, il quale per il suo ruolo apicale ha veramente svelato i segreti della mafia e della struttura di cosa nostra. Purtroppo questo in Calabria non è ancora venuto eppure se negli anni 90 sono arrivati collaboratori di giustizia di ottimo livello sicuramente non potevano essere paragonati a Buscetta

E quindi possiamo dire che della ‘ndrangheta abbiamo una conoscenza del fenomeno medio basso ma ancora ancora ci sfuggono tantissime cose sui gradi più alti e quindi per ritornare alla domanda sul coinvolgimento istituzionale; non c’è dubbio che la ‘ndrangheta possa sfruttare le convivenze e le cointeressenze quanto con la politica, quanto con i pezzi dello Stato, quanto gli imprenditori o con i professionisti. Anzi da questo punto di vista penso che la ‘ndrangheta sia la mafia che più di tutte è riuscita ad infiltrarsi anche tra gli insospettabili. Questo è conclamato dalle indagini a Reggio ma anche da quelle in altre procure come Milano o Torino con l’indagine Minotauro. Possiamo dire che la ‘ndrangheta ha preso in questi anni una decisione diametralmente opposta a quella della mafia, la mafia a un certo punto della sua storia ha deciso di passare alla strategia delle stragi… questa scelta la ‘ndrangheta non l’ha fatta ed è stata più lungimirante, tanto è vero e lo dico sulla base della ultime indagini sul narcotraffico in America ( quella New Bridge) la ‘ndrangheta è riuscita a soppiantare o quantomeno ad affiancare la mafia. Eppure usando un termine positivo dobbiamo dire che purtroppo la ‘ndrangheta in campo criminale risulta essere più credibile della mafia…”

Pensa che nella vicenda delle intercettazioni di Totò Riina, l’apporto di Lorusso sia stata una strategia messa appunto con il Protocollo Farfalla dal DAP?

“Partiamo dal presupposto che io conosco meglio le vicende calabresi di quelle siciliane e non so bene se sia stata una strategia; ma sicuramente è stato un grimaldello, volontario o involontario, per cercare di carpire i pensieri di quello che a tutt’oggi è un capo storico della mafia siciliana che viene (ancora) ascoltato. Le parole di Riina non erano le parole di un anziano che passerà il resto della sua vita in carcere e che ricorda i tempi che furono. Erano le parole di un Boss e i messaggi che lanciava erano molto ma molto chiari.”

In tutta la vicenda vi è comunque un nervo scoperto che vorrei affrontare con lei. E cioè la politica su tutta la vicenda è entrata un po’ a gamba tesa e ricorderà le dichiarazioni che ebbe a fare l’ex Ministro Cancellieri in merito. Essendo lei oggi un consulente della commissione antimafia e cioè un organo politico…non pensa che questa politica dovrebbe essere d’ausilio a queste attività investigative invece di entrare a gamba tesa contro queste strutture ?

“Non c’è dubbio e spero che sia lo spirito di questa nuova Commissione Antimafia che come lei sa è nata da qualche mese. Già in questi primi mesi d’attività ha dimostrato un’attenzione particolare anche dal punto di vista simbolico, si pensi al fatto che la Commissione ha iniziato le sue audizioni a Reggio Calabria, è stata a Palermo recentemente e sarà a Napoli il 12 Marzo in concomitanza con gli ultimi fatti di sangue, per cercare di capire cosa sta avvenendo. Sta indiziando da poco, ma è comunque vero che in determinate vicende deve essere anche da stimolo, come nella vicenda della Trattativa di cui abbiamo parlato prima o della ‘ndrangheta ,o della Camorra. Non dimentichiamo che la commissione è si un organo politico ma ha anche delle prerogative che l’avvicinano più ad un organo inquirente ed il salto di qualità lo si riesce a fare solo se queste prerogative previste dalla legge vengono sfruttate in pieno.

Ritornando alla sua attività principale di giornalista le chiedo: secondo lei la notizia oggi, oltre a dire la verità, che funzione deve avere nella società ?

“Io penso che la lettura critica dei fatti sia una prerogativa del lettore, noi giornalisti la notizia possiamo scriverla nel miglior modo possibile ma il modo in cui viene recepita è sottoposta alla sensibilità di ciascuno di noi…Oggi si vede spesso on-line che insieme alla notizia del fatto molti scrivono quello che potremmo chiamare editoriale e cioè il pensiero di chi scrive secondo lei è giusto ?….Io amo molto il nuovo giornalismo dal punto di vista degli strumenti che il giornalista ha a sua disposizione, allo stesso tempo cerco di praticare il vecchio giornalismo applicato alle nuove tecnologie. Questo per dire che oggi il lavoro del giornalista è facilitato ma che comunque non si deve perdere il vecchio modo di fare giornalismo che può essere ad es. quello di ” Tutti gli uomini del Presidente”, ovvero vivere il territorio in cui ci si trova ad operare e su cui dopo si deve scrivere a vario titolo, dalla politica alla cronaca nera. Io prediligo sempre un doppio fronte e mi spiego: la notizia va data sempre senza omettere nulla e dicendo tutta la verità, quella che ci piace e quella che ci piace meno, la fase editoriale deve arrivare in un momento successivo per svariati motivi che vanno dalla velocità in cui si opera su internet alla circostanza che un fatto, come ad esempio un fatto di cronaca, di solito non può raccontare il contesto in cui è avvenuto senza raccogliere tutti gli elementi che compongono la vicenda e che non può essere nell’immediatezza. Io, in definitiva, prediligo sempre una raccolta e un racconto dei fatti dati nella loro totalità, cioè a carico e a discarico come se fossimo in un Tribunale, e poi quando abbiamo tutti questi dati essi vanno  messi in fila per un ragionamento (editoriale) che qui si è fondamentale anche per un ruolo sociale del giornalismo. Perché interpretando in maniera autentica e senza alcun tipo di pregiudizio o retro pensiero il fatto in se, si può aiutare la gente a riflettere su alcuni fatti o eventi che solo un giornalista può cogliere. Non dimentichiamo che il nostro è un ruolo fondamentale perché siamo i mediatori tra un fatto e la collettività, abdicare a questo ruolo significa cancellare la professione del giornalista. Purtroppo internet che ha tanti pregi ha anche il difetto di annullare il ruolo di giornalista perché in questa fase un po’ tutti possono fare il giornalista…basta avere una telecamera, immortalare qualcosa e pubblicare on-line…ma in questo caso avremo un videoamatore amatoriale molto bravo che è stato capace di conigliere l’attimo, di certo non un giornalista.

Pietro Giunta

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