Una tenda per amarsi

Sandro: “Ho sofferto di depressione

ma grazie alla fede e Padre Pio ne sono uscito”.

Una storia di amore, una storia di fede

 

 

Abbiamo seguito i fratelli Biviano, Sandro e Marco, durante tutta la loro lotta per il “diritto ad una vita dignitosa”, nonostante la distrofia, nonostante la malattia.

Due anni a Roma in tenda davanti a Montecitorio a rivendicare solo un diritto. Lotta che adesso continua dalla propria terra, Lipari, a piccole conquiste, ma con ancora molto da ottenere. Per loro e per tutti i malati che vivono con risorse economiche esigue, tra barriere architettoniche, il silenzio e il disinteresse delle istituzioni. 

Ma nonostante le difficoltà, le battaglie che ognuno combatte nel proprio piccolo… il sole sorge sempre e spesso gli eventi seppur tolgono anche danno. Ascoltare la storia d’amore che questo percorso a Roma ha regalato a uno dei due fratelli, racchiude in se tutta la speranza ed il sogno che spesso dimentichiamo di mantenere vivo. 

Una tenda, le difficoltà economiche, il freddo, la malattia… Eppure una stella, la loro stella, ha sempre fatto da guida. Questa è la storia di Sandro e Sara, una storia di amore ma anche di fede. 

Sandro: “Sara è stata la mia grande vittoria! Lei è la mia forza, la forza di andare avanti. Ci siamo conosciuti l’1 agosto 2013. Io stavo facendo lo sciopero della fame e della sete. E nel frattempo in piazza si stava svolgendo una delle tante manifestazioni a cui abbiamo assistito, ma questa volta c’era molta tensione… Non mangiavo e bevevo da una settimana e sono svenuto. Ero a terra sui sampietrini. Stavo malissimo ho avuto un forte calo fisico. Ad un tratto mi sono sentito prendere la mano ed era lei. Una delle tante ragazze che passavano da lì. Quella stretta di mano aveva qualcosa che non so spiegarti a parole, direi… ‘non normale’. Mi ha guardato e mi ha chiesto: Ma cosa fai qui a terra? Io gli ho risposto che non me ne sarei andato da lì, non così, e che la mia battaglia continuava”. 

Insomma l’hai ammaliata e affascinata con i tuoi ideali… 

Sara: “Quando l’ho visto a terra l’unica cosa che ho pensato è stata lasciamo perdere quello che ‘stà a dì’, corriamo nelle chiese a vedere se c’è un materasso qualcosa per aiutarlo, la tenda che li ospitava era sprovvista di ogni cosa. Ho chiesto aiuto a circa 15 chiese tutte limitrofe, nessuno ha voluto far nulla. Tranne ‘La Madonna del Pozzo’, padre Lorenzo, che ha preso il materasso dal suo letto e mi ha detto: Tranquilla Dio vede e provvede. 

Così ogni mattina ho cominciato a portare la colazione a Sandro e aiutarlo come potevo”.

E quando hai finalmente cominciato ad ascoltarlo, cosa hai pensato del percorso che avevano intrapreso?

“Ho pensato che la loro causa era giusta, ma una cosa non mi andava giù. C’era qualcosa che non tolleravo, non sopportavo. Ed era la rabbia che Sandro portava nei suoi occhi. Io sono molto credente e pregavo sempre affinché il Signore cancellasse questa rabbia. ‘Signore fammi vedere che nei suoi occhi c’è amore. Fai in modo di fargli conoscere l’amore e poi fammi vedere i suoi occhi cambiare’. Non immaginavo che tutto ciò che stavo pregando sarebbe stato preso alla lettera. E un giorno ci siamo nuovamente stretti la mano ma questa volta non ce la siamo più lasciata”. 

La depressione di Sandro 

Sandro: “Circa 15 anni fa, ho vissuto un momento difficile a causa di una storia d’amore finita male. Quando la mia ragazza mi ha lasciato sono stato in depressione per molto tempo. Piangevo notte e giorno, chiuso in camera e mi facevo tante domande. La mia famiglia non riusciva ad aiutarmi e io avevo perso anche l’appetito. Rifiutavo il cibo. Un giorno un parroco dell’isola, padre Sardella, mi ha regalato una statua di Padre Pio. Ero in camera guardavo la statua e piangevo come un bambino. 

Non so cosa sia successo o meglio adesso lo so, anche se è stato difficile crederci e comprenderlo. Quando ho riaperto gli occhi la mia stanza era completamente diversa, c’era un vecchio mobile di fronte a me, altri mobili ai lati e un lettino. In quel momento mi è apparso Padre Pio. Ma non ho avuto paura e tra tutto quello che potevo chiedergli… non ho chiesto nulla. L’ho solo guardato e gli ho detto: Sono molto arrabbiato, quella ragazza si è portata via tutto, ha portato via tutto il mio oro. Io adesso non so come rialzarmi ed andare avanti. Lui mi ha guardato e mi ha risposto di non preoccuparmi e non piangere: L’oro un giorno te lo rifarai! Qualcuno busserà alla porta di casa. La tua vita è fatta di molti ostacoli ma li supererai. Arriverà un giorno però e sarai posto di fronte ad una scelta importante di vita.

 E mi ha indicato due strade una a destra, una a sinistra: Sarai tu a scegliere quella giusta Credo che tutto questo sia durato qualche istante, forse neanche un intero secondo. Poi tutto nella mia stanza è tornato come prima.

Tu sei credente Sandro? 

“No, non lo ero”.“ Dopo 15 giorni, qualcuno bussa alla porta. Era un orefice e mi ha detto: Ho una cosa bella per te. 

Quel giorno avevo appena concluso un lavoro nella ferramenta di mio padre guadagnando 300 mila lire. Mi mostra la collana che ho adesso al collo. Gli chiedo il prezzo e mi dice che costa 300 mila lire. Io li avevo ancora in tasca. Compro la collana. È stata un’emozione, un primo segno. Mia madre nel frattempo insisteva molto affinché andassimo a San Giovanni Rotondo e da Padre Pio. Decidiamo di partire. Quando sono entrato nella stanza di Padre Pio sono rimasto fulminato, ho guardato mia madre e gli ho spiegato che quella era la stanza che avevo visto a casa.  Il letto, il mobile… 

Sono passati anni ho superato incidenti in macchina e moltissime altre vicissitudini. Poi arriva Sara, il mio grande ostacolo. Quando l’ho conosciuta io ero impegnato, avevo un’altra relazione. Inizialmente lei mi faceva solo innervosire. Ogni volta che ci vedevamo si sedeva accanto a me per un po’ e cominciava a pregare e pregava, pregava. E questo mi faceva così arrabbiare, tanto da non sopportarla. Il giorno della veglia che Papa Francesco ha tenuto contro la guerra, le ho espresso il desiderio di voler andare e nessuno è voluto venire con noi. Mentre ci avviavamo a piedi verso il Vaticano poco prima di raggiungerlo ci siamo trovati mano nella mano.

Sara: “Nessuno dei due si spiega come. Io non ho cercato la sua mano e lui non ha cercato la mia. È come se un angelo chi avesse unito”. 

Sandro: “Quando mi sono reso conto di essere mano nella mano con lei mi son tornate in mente le parole di Padre Pio, quando mi ha parlato di una scelta importante e un bivio. Adesso da una parte c’era Sara e dall’altra la compagna di 12 anni di vita insieme.      

Mi chiedevo se tutto questo non fosse una proiezione della mia mente, così ho espresso a Padre Pio il mio primo desiderio: Dammi un segno! Se sto percorrendo la strada giusta ed era questa la scelta difficile che mi preannunciavi, dammi un segno. 

Mentre passeggiavamo dopo circa 3 mesi, ci accorgiamo che nella Chiesa di San Lorenzo dietro Montecitorio si teneva una mostra di Padre Pio. Purtroppo per raggiungere la mostra bisognava superare due gradini ed io solo con l’aiuto di Sara non riuscivo e la chiesa era vuota. Stavamo quasi per andarcene quando ci ha raggiunto un signore: Ragazzi, ragazzi, volete una mano? 

Quando siamo entrati nella sala che ospitava la mostra ci ha raggiunti un’emozione fortissima e io e Sara siamo scoppiati in un pianto di gioia, tremavamo. Il signore che ci aveva aiutati, ha preso una chiave e si diritto verso la teca che conteneva il primo guanto con le stigmate di Padre Pio, me lo porge e mi sussurra: Grazie oggi per la vostra testimonianza di amore”. 

L’amore pervade, ma si dice che sia solo per i più coraggiosi. Due anni passano in fretta e per Sandro è tempo di tornare a casa. Sara ha una vita normale più o meno uguale a tanti altri, vive in casa con i suoi genitori e ha un lavoro a tempo indeterminato, 4°livello da Intimissimi. Ha una vita realizzata e non le manca niente come lei stessa ci racconta. 

Sara: “Avevo quella che tutti avrebbero definito una vita piena e realizzata, il lavoro ‘sicuro’, la mia terra, la mia famiglia, i miei amici, una casa. Eppure quando ho incontrato Sandro ho come avuto l’impressione, di avere tutto e non aver mai avuto nulla. Quando l’ho incontrato qualcosa dentro di me è cambiato e mi sono resa conto che non erano queste le pienezze della vita. Ma ciò che mi rendeva davvero completa era lui, era stargli accanto.

 

Dovevo solo riuscire ad affrontare la mia famiglia. La mia decisione di andare a vivere in tenda con lui, li aveva già fatti soffrire molto. Ma poi hanno capito. Ho cercato di mantenere il mio lavoro ma avevo l’obbligo di 40 ore settimanali e a questi si aggiungevano gli straordinari. Ho chiesto che mi venisse ridotto l’orario di lavoro per poter stare con Sandro e comunque riuscire a guadagnare qualche soldo per  vivere, visto che con una pensione di invalidità, non si fa molto. Ma non mi sono venuti incontro, con la scusa della crisi ormai la risposta spesso è la stessa: Il lavoro è  questo se non ti sta bene la porta è quella. Sai quanti se ne trovano?

 

Così ho deciso di licenziarmi.

 

Ci siamo trovati in difficoltà senza neanche un centesimo in tasca, molte volte ho chiesto a Sandro di lasciare la tenda e la Piazza, ma lui mi diceva sempre di non mollare e puntualmente arrivava sempre qualcuno o qualcosa in nostro soccorso. C’è stato un momento in cui eravamo davvero in difficoltà e io stavo quasi per cedere. Ma una signora ha bussato alla nostra porta: Mio marito mi ha lasciata da poco, e prima della sua morte ha espresso il desiderio di non voler fiori al suo funerale. Mi ha chiesto di devolvere il denaro risparmiato a qualcuno che ne ha veramente bisogno. E poiché la vostra casa è nobile prendete e andate avanti”. 

Come vi vedete insieme tra 10 anni? 

Sandro: “Il futuro è ciò che più mi preoccupa. Io non lavoro, perché non riesco più a farlo, la pensione non basta. Se lei va a lavorare io resto solo”. 

Lipari o Roma?

Sara: Alterniamo un po’ Roma, un po’ Lipari. Mio padre a Roma ha provveduto a sistemare il piano di sotto e abbiamo una casa tutta per noi. Quando gli ho parlato di me e Sandro avevo paura tremavo. Non gli stavo solo dicendo che me ne sarei andata ma che avrei stravolto la mia vita, e l’avrei fatto con un compagno che ha delle difficoltà. Invece loro hanno capito e mi hanno detto: Se tu sei felice noi siamo felici. 

 Adesso per loro Sandro è come un figlio. Ma come loro sono stati vicini a noi e hanno accettato le nostre scelte, noi dobbiamo stare vicini a loro”. 

Come vedi o sogni la tua vita tra 10 anni? 

Sara: “Con Sandro! Non mi importa del lavoro o ciò che non potremo avere. Ho vissuto in tenda con pochi soldi, un bagno chimico,  spesso mangiando solo pane e cipolla e nonostante tutto ero felice, ero con Sandro. Nella mia famiglia lavora solo mio padre, fa il muratore, eppure non ci ha mai fatto mancare nulla e adesso è anche riuscito a sistemare una casa per me e il mio compagno”. 

La vita ci scorre tra le mani e molte volte solo per contare ciò che di materiale siamo riusciti a guadagnare. Poi arriva Sandro, 36 anni affetto da distrofia muscolare, che sogna di seguire la politica da vicino per riuscire a sollevare tutti i malati dai dolori e difficoltà che lui testa sulla sua pelle ogni giorno e Sara, 26 anni, credente, che decide che tutto ciò che riempie la sua vita non vale un sogno d’amore.

E a guardarli… quell’umano dimenarsi sembra sgretolarsi come polvere.

 

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