“Un’infanzia quasi felice” nei racconti di Ada Zapperi Zucker

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Sei racconti ed un capitolo finale nel quale l’Autrice  svela la chiave di lettura delle storie raccontate. Storie legate da un filo che sembra trasformarle in parti di un romanzo: bambine e bambini vivono storie ordinarie e le fanno diventare straordinarie, osservano il mondo con occhi indagatori, critici, stupiti, con lo sguardo dei Giusti  vedono la realtà da una prospettiva altra e pongono  a se stessi e a noi domande silenziose e necessarie.  Chiederebbero ascolto se solo avessero speranza di risposte, ma le risposte non arrivano, le domande sono eluse, la giusta prospettiva si annulla di fronte alla  prepotenza e alla fragilità delle convenzioni, alla stranezza delle regole sociali del mondo adulto. Così la  piccola  filosofa Caterina-Tina, protagonista del primo racconto, riflette sui  temi alti della libertà e della giustizia:  “Caterina è una bambina capricciosa, dice  la mamma e la gente adulta.  Ecco un’altra etichetta che mi stata appiccicata. Io sarei capricciosa perché non ho intenzione di fare quello che vuole lei”.  ”Io so già cos’è la giustizia. Soprattutto l’ingiustizia, cioè il contrario di giustizia e devo dire che non è stato difficile capirlo… : la giustizia non è uguale per tutti”.

Attraverso lo sguardo da bambina  Caterina si appropria di parole ordinarie e le usa per raccontare il suo mondo: gli alberi con le loro radici profonde, anche se si reggono  su un solo piede, anzi proprio perché si reggono su un piede solo, sono un miracolo della natura, parlano con gli uccelli che, cantando,  raccontano storie e qualche pettegolezzo. Se tutti sapessero ascoltarli e comprenderli!

Anche altrove  dalle voci bambine arriva un chiaro monito ma anche uno sguardo di compassione verso il mondo degli  adulti: padri e madri,   sia che vivano in tempi di pace o in tempo di guerra, che vivano nel paesetto del sud o a Roma  città aperta,  in Italia o altrove,  sono spesso fragili,  talora inadeguati, spesso incapaci di ascolto di sé, degli altri, della voce stessa della natura: così la madre di Madi che  non conoscerà mai il miracolo del primo volo dei pettirossi; il papà di Lida che non riuscirà a dare certezze ai suoi familiari  e ad impedire che la guerra si accorga della loro fuga; la madre di Letizia che troverà sollievo, di fronte agli urti per lei insopportabili della vita, solo nella carezza materna e rassicurante della ragazza.

Qualche volta negli sguardi-bambini  si mescolano due prospettive, quella dell’infanzia e quella adulta, ed è come se si alleassero due mondi diversi, in un gioco pascoliano  che grida contro il grigiore, la perdita e la dimenticanza della bellezza  dello sguardo diverso. “Gli adulti non sono capaci di amare”- racconta  Tina – “Questa parola mi rende allergica, preferisco sostituirla con un’altra parola : rispettare. Non sanno cosa sia il rispetto verso l’altro e per il mondo intero. Sotto la parola amore gli adulti riescono a nascondere una tale quantità di soprusi, di sopraffazione, perfino di maltrattamenti, che farebbero bene a cambiarla con un’altra parola”. E ancora:  “Quando si diventa grandi  si comincia a perdere la facoltà di pensare, cioè…i grandi parlano senza pensare a quello che dicono, mentre io e tutti i bambini del mondo pensiamo prima di parlare. Ogni bambino porta fin dal nascita un immenso serbatoio di pensieri. E nessuno lo sa.”

 In controluce, qua e là,    in forma esplicita o implicita,  per tocchi,   Ada Zapperi Zucker lascia emergere  con   sapienza  oscure  dinamiche di genere che attraversano le storie di ciascuno dei suoi personaggi: l’amore per il figlio maschio supera  quello per le  figlie femmine, perché è il maschio il vero prezioso prolungamento del padre;   l’occhio molesto del maschio sulla donna è ammesso come il pregiudizio sociale  che vuole la donna modesta e l’uomo cacciatore.

Non solo racconto, non solo storie e riflessioni, ma anche domande, tante domande, si pongono le bambine ed i bambini di Ada Zapperi.  “Perché le donne devono essere modeste e gli uomini no?” si chiede Letizia. “I pettirossi possono volare da soli, senza i genitori?” si chiede Madi.  “A chi devo rivolgermi per protestare?” chiede Caterina.   E le loro  domande, aperte, infinite, sono le domande di noi tutti.

Pina Arena

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1 commento

  1. Cara Pina, la tua recensione mi ha lasciato senza fiato! Ti ringrazio infinitamente: in ogni tua parola, in ogni riflessione si sente la tua sensibilitá per il mondo dell’infanzia, così importante per il futuro di tutti noi. Conosciamo fin troppo bene i risultati di una società che continua a ignorare le istanze quotidiane dei bambini, la loro continua richiesta di spiegazioni, di chiarimenti sul perché di tante, troppe cose incomprensibili anche per noi adulti. La scrittura di questi racconti ha significato per me una profonda analisi della mia infanzia: un necessario processo per giustificare la mia attuale visione della vita. Un grazie di cuore. Ada.

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