Utoya è dietro l’angolo

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Sono idee condivisibili al 100%, secondo l’eurodeputato italiano – o padano che sia – Mario Borghezio, quelle espresse da Anders Behring Breivik, il “mostro” di Oslo. Molte buone, alcune ottime. Il Manifesto dello squilibrato che venerdì 22 luglio ha massacrato più di 90 giovani laburisti norvegesi nel loro campo estivo in 30 minuti di  tremenda follia e crudeltà non ha difficoltà ad entrare nei palazzi del potere, a radicarsi nelle parole di un – non altrettanto folle pare, ma certamente altrettanto crudele – politicante da strapazzo, seduto a Strasburgo sotto un vessillo nazionale strappato per 2/3. Non ha difficoltà l’attacco contro il «marxismo culturale» e la «colonizzazione islamica» a trovare proseliti ideologici – ma non pragmatici – nelle élite ultranazionaliste ed etnonazionaliste europee, dalla Lega Nord ai Veri Finlandesi, dal  Vlaams Belang fiammingo allo svizzero Volkspartei – tutti partiti presenti nelle coalizioni di governo attuali, gli svizzeri primo partito della Confederazione con il 30% dei voti – , che, effettivamente, non sono nuove ad affermazioni del tutto simili alle idee che hanno portato un “pazzo” a commettere tali gesti. Solo qualche giorno fa’, nei momenti della – alquanto sospetta – cattura di Ratko Mladić, autore del genocidio di Srebrenica del luglio ’95, Borghezio se ne era uscito con altre “azzardate” manifestazioni di “pensiero”: «i patrioti sono sempre patrioti, anche quando commettono errori gravi», «non ci sono prove, quelle che gli rivolgono sono accuse politiche», «i serbi avrebbero potuto fermare l’avanzata islamica in Europa ma non li hanno lasciati fare». È una perversa predilezione quella che spinge il Borghezio a difendere ogni massacratore filoeuropeo uccisore di europei per difendere l’Europa dai “meno europei” di loro, una predilezione che condivide con molti nella vecchia Europa, necessariamente con il suo partito, talmente imborghesito da fargli il vuoto attorno per dichiarazioni che – alla fin fine – sono del tutto coerenti con le politiche ed i progetti ideologici portati avanti da un Carroccio che il nostro eroe stesso vede ormai «troppo romano».

Scorrendo all’indietro le lancette dell’orologio, sono del 2002 e del 2006 i rapporti dell’ECRI (Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza) che denunciano come «gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba» e che – quattro anni dopo – «alcuni membri della Lega Nord hanno intensificato l’uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico. Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto dei rappresentanti eletti locali di questo partito, anche certi importanti leader politici a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe. Tali discorsi hanno continuato a prendere di mira essenzialmente gli immigrati extracomunitari, ma anche altri membri di gruppi minoritari, ad esempio i Rom e i Sinti». È, d’altra parte, del 2004 la condanna del Tribunale di Verona per «incitamento all’odio razziale» che ha colpito sei tesserati locali, ed era il 2001 quando l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli ebbe man ferma nell’impedire – più avanti si scoprirà solo nel ritardare – l’adozione da parte dell’Ue di un mandato di cattura europeo includente i reati di razzismo e xenofobia, reati accusati di essere «reati di opinione». Un po’ più temporalmente vicine sono le «farneticazioni» borgheziane del 2009, giunteci – non certo per merito dell’operato dei media nazionali, ma – grazie all’inchiesta Europe: ascenseur pour les fachos del francese Canal+, sostenute nel corso di un’assemblea del movimento di estrema destra nizzardo Nissa Rebela, a suo modo pedagogiche per i giovani fascisti: «bisogna rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni, dovete insistere molto sull’aspetto regionalista del movimento. Ci sono delle buone maniere per non essere etichettati come fascisti nostalgici, ma come un nuovo movimento regionale, cattolico, eccetera, ma sotto rimanere gli stessi». Ma si dirà che Breivik è un pazzo, uno squilibrato che non ha nulla a che vedere con la realtà, con il clima sociale dell’Europa delle destre nazionaliste e conservatrici. Ora si dirà questo di Breivik, pazzo e squilibrato, un po’ come non si è fatto quando – in circostanze alquanto sospette – un pazzo altrettanto pazzo scagliò una miniatura contro il volto del nostro premier Silvio Berlusconi. Era il clima di odio allora che esaltava i folli, spingeva all’odio ed alla violenza, oggi invece il clima non c’entra nulla, nulla c’entrano il rumore di questa Europa sempre più euroscettica e le spinte razziste della politica della pancia. Anche Borghezio ha chiesto scusa alla Norvegia ed ai familiari delle vittime alla fine, condannando ogni forma di violenza. Lui, che nel 1976 viene fermato dalla polizia in possesso di una cartolina, indirizzata all’allora magistrato Luciano Violante sotto la firma di Ordine Nuovo, contenente – dentro una cornice di svastiche – frasi inneggianti ad Hitler ed all’omicidio del magistrato Vittorio Occorsio, anch’egli impegnato contro il terrorismo neofascista ed ucciso nel luglio del ’76 stesso. Lui che, nel 1993, è stato condannato per violenza privata su un ragazzo marocchino di 12 anni. Lui, condannato definitivamente nel 2005 per incendio doloso a danno di immigrati, avvenuto al termine di una fiaccolata del Coordinamento Piemonte dei volontari verdi, quando furono bruciati i pagliericci di alcuni immigrati accampati sotto un ponte a Torino. Lui che disinfetta i treni per fare pulizia degli immigrati, che insulta, che ringhia, che grugnisce. Un po’ come Feltri, il cui editoriale sulla vicenda nordica rappresenta uno dei peggio riusciti – ed, a dirla tutta, è quasi comico – tentativi di far clamore del giornalismo della scuola dell’antimateria cerebrale, tutto intento com’è a chiedersi il perché i giovani non abbiano reagito alla violenza del folle, e subito pronto a condannarli come figli di una società egoista in cui ognuno pensa a far salva la propria pelle. Un folle Breivik, di certo, ma non un folle fuori dal mondo mi pare, e nemmeno privo di buona compagnia.

Oggi era solo un pazzo, domani forse saranno 100, o 1000 dico io, il male è così banale che entra dalla porta come gli ospiti, e si pulisce le scarpe nuove sul tappeto prima di varcare l’uscio.

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