Vi racconto una storia di “casa nostra”

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Oggi voglio raccontarvi una storia.

Voglio raccontarvi la storia di Giangiacomo Palazzolo, sindaco di Cinisi.

Voglio raccontarvela perché io, persona abbastanza informata sulle vicissitudini della mia terra – nonostante viva a Milano da anni – non la conoscevo, ed è una cosa grave.

Giangiacomo Palazzolo, dunque, è il sindaco di Cinisi. Sì, quella Cinisi, quella cittadina che diede i natali a Peppino Impastato, quella che ricordiamo attraverso canzoni, film, cortei e manifestazioni come simbolo della lotta alla mafia grazie al coraggio di un uomo. Quell’uomo era Peppino Impastato e i cento passi separavano la sua casa da quella di Don Tano, Gaetano Badalamenti, boss della mafia responsabile del suo omicidio.

Ma perché voglio raccontarvi la storia di Giangiacomo Palazzolo?

Voglio raccontarvela perché dal 23 luglio la sua storia si è intrecciata con quella di leonardo badalamenti.

Vi torna familiare il cognome?

Sì, vi torna familiare perché Leonardo Badalamenti è il figlio di tano badalamenti, lo stesso boss che uccise Peppino Impastato.

Vi chiederete: e cosa c’entra questo sindaco di cui vuoi raccontarci la storia? C’entra perché proprio il 23 luglio leonardo badalamenti ha protocollato al comune di Cinisi un documento con cui rivendicava la proprietà di un bene sottratto “illecitamente” alla sua famiglia, affinché lo stesso venisse immediatamente sgomberato.

Ma che bene potrebbe mai essere stato sottratto a leonardo badalamenti, sottoposto a un mandato di cattura internazionale dal 2017 dalle autorità brasiliane per associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica?

Il bello arriva qui.

leonardo badalamenti, figlio di don tano, reclamava l’abitazione di famiglia di contrada Uliveto, che l’Agenzia dei Beni Confiscati alla mafia aveva regolarmente assegnato nel 2010 al comune di Cinisi.

Dopo l’assegnazione il casolare era stato ristrutturato del tutto grazie a un finanziamento europeo di quasi 400 mila euro e utilizzato come Casa Memoria in ricordo di Peppino Impastato.

Nonostante ciò la Procura di Palermo lo scorso luglio ha deciso di revocare la confisca e restituire il bene agli eredi, tra cui tale leonardo badalamenti, il quale, forte del suo documento si è sentito in dovere di andare a rompere i catenacci del casolare per riappropriarsene, cambiando persino la serratura.

Ecco qui che arriva il sindaco, Giangiacomo Palazzolo, che avvertito dei fatti si è immediatamente recato nel casolare per “buttar fuori” – proprio queste le parole da lui stesso usate stamane su Radio Capital durante l’intervista fatta da PIF e Michele Astori – il figlio di don tano e restituire la proprietà allo Stato.

Voi adesso penserete che la storia è finita qui, ma no, non è finita qui.

Perché il protagonista della nostra storia, il sindaco di Cinisi, è stato denunciato da leonardo badalamenti, e quindi interrogato dai Carabinieri e indagato. Ma non si è arreso e continua a portare avanti la sua battaglia per restituire a Cinisi il casolare confiscato alla nota famiglia mafiosa.

Qual è la morale? Beh, se vogliamo trovarne una è che leonardo badalamenti, sottoposto a mandato di cattura internazionale per organizzazione criminale e figlio di tano (seduto) badalamenti, è riuscito a denunciare il sindaco di Cinisi che lotta per difendere un bene dello Stato.

Da giornalista, ormai solo nell’animo, ho sentito la necessità di raccontare questa storia affinché possa uscire anche fuori dalla Sicilia e fare inorridire chiunque la legga e, allo stesso tempo, far render conto di quanto forte possa essere ancora la mafia. Ma il bello della mia terra è che per quanti mafiosi possano esserci, le persone perbene saranno sempre molte di più.

 

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