“Vivere senza dolore” dall’occidente all’oriente: come sconfiggere il “dolore cronico” dei “pazienti” e delle “persone”?

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Il dolore cronico è un fenomeno da non sottovalutare; disturbi persistenti nel tempo come artrosi, osteoporosi, artriti, fibromialgie, lombosciatalgie ma anche cefalee, emicrania, una volta consolidate in modo costante, danno vita alla “patologia” del “dolore cronico” considerato dalla comunità scientifica medica occidentale come una vera e propria “malattia” da sottoporre a trattamenti, terapie e cure. Dolore cronico che mina alle basi la qualità della vita stessa del paziente nel suo quotidiano, dalla vita lavorativa fino ai gesti più semplici di ogni giorno. Il sistema immunitario si indebolisce, gli episodi di stanchezza acuta si fanno più frequenti fino a coinvolgere anche condizionamenti psicologici come dipendenza e abuso di farmaci con conseguenti effetti collaterali gravi, depressione, tendenza ad isolamento, irritabilità. Il “paziente” nel suo disagio profondo spesso preso sottogamba, non viene capito emotivamente e spesso rischia di trovarsi in solitudine. L’Associazione pazienti Vivere senza dolore, con il patrocinio del Ministero della Salute e con il sostegno di Mundipharma, lancia in proposito, la campagna educativa “CU.P.I.DO. – Cura Previeni il Dolore” che dopo 12 tappe nazionali, approda anche qui a Messina con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione sul tema del dolore cronico, ponendo in contatto diretto i cittadini con i clinici che operano sul territorio. A Piazza Cairoli, un gazebo informativo sosterà fino alle 17 presidiato da medici specialisti che incontreranno i visitatori, distribuendo anche due utili strumenti: un regolo per misurare ogni giorno l’intensità del dolore provato, e un diario per annotare le caratteristiche, così da poter fornire maggiori dettagli al momento della visita specialistica.
L’iniziativa si pone ad evidenziare l’attuazione della Legge 38 del marzo 2010 che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, indica l’obbligo di riportare la rilevazione del dolore all’interno della cartella clinica nelle sezioni medica ed infermieristica in uso presso tutte le strutture sanitarie, regola l’organizzazione delle reti nazioni e regionali dei presidi ospedalieri territoriali e la semplificazione delle procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore.
La frase più impressa nella conferenza stampa di presentazione di questa mattina “La Sicilia e la lotta al dolore, viaggio attraverso l’Italia, a un anno dalla legge 38” sembra quella del Dr. Sergio Chillemi, Responsabile Servizio Anestesia dell’Istituto Ortopedico Mezzogiorno Italia, sede Messina, con un’affermazione molto preziosa: “la qualità della vita è più importante della quantità della vita”.

 

Attuazione della Legge pienamente desiderabile per il diritto di tutti a non soffrire e per poter usufruire pienamente dell’assistenza a disposizione nelle nostre strutture. L’iniziativa di sensibilizzazione e di preoccupazione da parte dell’associazione “pazienti Vivere senza dolore” e delle Istituzioni verso i “pazienti” che soffrono di dolori cronici è lodevole, ma è proprio su tutte le parole virgolettate nella prima parte dell’articolo che bisognerebbe soffermarsi, riflettere ed elaborare “nuove idee” come è nelle intenzioni del “Carrettino”. Termini come “patologia”, “malattia” e soprattutto “paziente”, rischiano di diventare, ed in molti contesti lo sono già, parole fredde, ben diverse da nomi più caldi ed umani come “disagio”, “sofferenza”, “persona”. Differenze che in piccolo rispecchiano l’antitesi della visione della “moderna medicina scientifica empirica occidentale” con quella della “tradizionale medicina orientale”. E’ un dato inoppugnabile il fatto che la cultura della “nostra medicina” snobbi e declassi la medicina proveniente dall’altra parte del globo. Ma siamo proprio sicuri che i nostri lumi della ragione detengano la visione assoluta migliore dell’intero mondo medico universale? E’ sicuro ad esempio basare l’intero trattamento medico solamente sul riscontro empirico del sintomo “dolore cronico derivante da cefalea ad esempio”, trascurando la visione olistica dell’essere umano che cerca di accomunare i collegamenti fra le varie e spesso lontanissime fra loro parti del corpo unite in ogni loro parte indissolubilmente alle sfere emotive, umane della vita quotidiana, passata e futura della “persona” (e perchè non parlare anche di energie ed anime)? Nulla toglie la fondamentale importanza e l’efficacia del farmaco in determinate situazioni, ma l’abuso del commercio e del consumismo legato a questa fetta di mercato è un rischio molto elevato, per non dire accertato, all’interno della nostra medicina, come anche è determinante isolare e scoprire i “cialtroni falsi santoni” che cercano di speculare su ciò che realmente c’è e c’è stato di buono nella secolare tradizione della medicina orientale come i trattamenti di digitopressione ad esempio. Unire in un’unico percorso la terapia empirica occidentale accanto alla visione olistica orientale. Quest’apertura fra i due lobi del mondo, questo scambio di visioni, aumenterebbe le probabilità di sconfiggere il “dolore cronico” dei “pazienti” e delle “persone”? Un’altra idea al Carrettino!

Giosè Venuto

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